Scafati, trattenute sull’indennità del sindaco Salvati

Debiti col Comune, il primo cittadino dovrà restituire 23mila euro Stesso trattamento al presidente del consiglio, deve 13mila euro

Scafati, trattenute sull’indennità del sindaco Salvati

SCAFATI –  Progetti obiettivo 2008-2009, il ragioniere capo Giacomo Cacchione ha deciso di trattenere, in via cautelativa, le somme che il sindaco Cristoforo Salvati e il Presidente del Consiglio Comunale Mario Santocchio sono stati chiamati restituire al Comune, dopo una sentenza in primo grado gradi della Corte dei Conti. Cacchione, tra l’altro prossimo ad andare via da Scafati per un incarico al Comune di Corbara, ha comunicato in una nota agli interessati la sua decisione di trattenere 23mila euro circa per Salvati e 13mila circa per Santocchio, dalla loro indennità di retribuzione. A spingere il funzionario comunale anche le diverse sollecitazioni arrivate dall’ex sindaco Pasquale Aliberti, condannato anch’esso a restituire 23mila euro al Comune di Scafati, e verso il quale lo stesso ragioniere capo aveva deciso di trattenere le somme dovute dalla sua indennità di fine rapporto sindacale. Aliberti, ponendo il contenzioso in essere come causa di presunta incompatibilità per sindaco e Presidente del Consiglio, chiedeva come mai solo lui si era visto decurtare la propria indennità. Sui presupposti di incompatibilità si è già pronunciata la segretaria comunale Giovanna Imparato. <<Avendo entrambi presentato ricorso in Appello la sentenza di 1° grado è sospesa, quindi non è passata in giudicato – chiarisce la segretaria – poiché il debito non è certo, liquido e neanche esigibile, non può ravvisarsi incompatibilità>>. Insomma, a rendere il debito certo è l’esecutività della sentenza. <<La decisione di trattenere gli importi è stata presa autonomamente, in via cautelativa per l’Ente, dal ragioniere Cacchione. Sia io che il primo cittadino non abbiamo presentato nessuna richiesta di compensazione e rateizzazione – spiega Mario Santocchio – e neanche avremmo dovuto, visto che ad oggi nessun debito certo, liquido ed esigibile abbiamo nei confronti dell’Ente. Avremmo potuto opporci, ma non lo faremo, non siamo qui per soldi. Quando uscirà le sentenza in Corte D’Appello, se dovesse essere a nostro favore riavremo quanto dovuto, altrimenti le somme saranno state già incassate>>. Si era diffusa voce che a chiedere la compensazione fossero stati i diretti interessati, onde evitare la procedura di incompatibilità. <<Qualcuno continua a diffondere notizie false e tendenziose, al solo scopo di intralciare e intimidire la macchina comunale e Istituzionale – replica ancora Santocchio – non ho nessun debito nei confronti del comune di Scafati. Diffido chiunque a diffondere notizie false, guai alla città già ne sono stati fatti troppi, si dedicassero alle loro cose>>. La sentenza della Corte dei Conti, riguardo i progetti obiettivo 2008-2009, è stata depositata nel luglio 2018. Sono 19, tra ex amministratori e funzionari comunali, ad essere stati condannati a risarcire il Comune di Scafati per 250mila euro. Agli indagati veniva contestato un presunto danno erariale di 1,1 milioni di euro. Le indagini furono condotte dalla Guardia di Finanza di Scafati. I fondi furono adoperati per coprire il lavoro straordinario dei dipendenti di Palazzo Mayer, per le attività ordinarie. Secondo la Procura contabile gli ex amministratori condannati erano a conoscenza dell’utilizzo illegittimo dei fondi, e nonostante tutto votarono favorevolmente in giunta tali progetti. Responsabilità anche per l’allora segretaria e direttore Generale Immacolata Di Saia, i dirigenti che avallavano con pareri tecnici le proposte e il collegio dei Revisori dei conti per omesso controllo. Nel dettaglio, sono chiamati a restituire 13 mila euro ciascuno all’Ente Pasquale Aliberti, Giacinto Grandito, Mario Santocchio, Pasquale Coppola, Guglielmo D’Aniello e Stefano Cirillo. Cristoforo Salvati dovrà sborsare 21 mila euro, mentre 40 mila sono gli euro prescritti all’ex segretaria e direttore generale Immacolata Di Saia. Somme minori per dirigenti e revisori dei conti.