Gaetano Angellotti

Omicidio Di Lorenzo, quegli interessi a Napoli e un’ascesa da bloccare

Il ras della marijuana stava allargando l’orizzonte dei suoi affari I clan potrebbe aver deciso la sua eliminazione per uno “sgarro”

Omicidio Di Lorenzo, quegli interessi a Napoli e un’ascesa da bloccare

Omicidio Di Lorenzo, funerali vietati

CASOLA – Nel panorama criminale dell’area stabiese Antonino Di Lorenzo è considerato un narcos di notevole spessore. Capace, nel corso degli anni, di contendere ad altri gruppi dediti al business della canapa indiana il monopolio delle coltivazioni clandestine. E di “esportare” il modello Casola anche altrove: nella Piana del Sele, in Cilento, nel Foggiano e, stando a una delle inchieste più recenti, addirittura in Abruzzo. A testimonianza che, a dispetto dell’attenzione ormai assidua delle forze dell’ordine sulla sua figura, il business ormai era diventato troppo remunerativo per abbandonarlo. Negli anni, a quanto pare, Di Lorenzo era riuscito ad accumulare una notevole fortuna economica, costituita non solo da denaro contante e conti corrente, ma anche di beni mobili e immobili. Diverse sarebbero le proprietà anche lontano da Casola, appartamenti e case, soprattutto.

Ma anche interessi in altre attività, alcune molto particolari. Come ad esempio il possesso di quasi una decina di cavalli da corsa, tenuti in una scuderia a Napoli. Un contatto, quello napoletano, che potrebbe essere sintomatico di un “salto di qualità” da parte di Di Lorenzo, che da Casola potrebbe aver tentato di allargare gli orizzonti del proprio business verso nuovi e ancor più redditizi mercati mercati. Un tentativo che forse era andato in porto o stava per andarci, e chissà che proprio questa possibile ascesa non sia stata la causa della sentenza di morte che la camorra ha emesso nei suoi confronti. Recenti informative delle forze dell’ordine relative al business della canapa indiana nella zona dei monti Lattari ipotizzano da parte dei clan egemoni tra Castellammare e dintorni una sorta di “disimpegno” nella gestione diretta delle piantagioni. In pratica i boss permettono ai coltivatori di gestire le loro attività clandestine come meglio credono, imponendo ovviamente però delle condizioni. La prima, e la più importanti delle quali, riguarda la “clausola di esclusività”: i narcos possono produrre cosa e quanto vogliono, ma sono obbligati a vendere solo al clan. O agli acquirenti autorizzati. Il motivo è semplice: a gestire il prezzo e i flussi di rifornimento dei mercati clandestini della vendita al dettaglio, devono essere i boss che gestiscono lo spaccio, e nessun altro. In quest’ottica, qualsiasi ipotetico “sgarro” ovviamente non può essere tollerato. E che gli equilibri possano spesso essere molto sottili, lo dimostra la particolare fibrillazione criminale che negli ultimi anni ha visto proprio Casola diventare teatro di numerosi omicidi eccellenti, di cui quello di Antonino Di Lorenzo è solo l’ultimo in ordine di tempo. Prima di lui, a ottobre del 2017, con modalità quasi fotocopia, era finito sotto i colpi dei sicari Ciro Orazzo, altro narcos di spicco dei traffici illeciti made in Casola.

Prima ancora, ad agosto 2012, era stato ucciso in un campo di calcetto Mario Cuomo ‘o caniello, considerato dagli inquirenti il principale antagonista di Di Lorenzo nel controllo dei traffici di marijuana. All’epoca ci fu anche chi ipotizzò che il suo omicidio potesse essere considerato “un favore” fatto dai clan a Di Lorenzo, forse ritenuto un alleato più affidabile e meno “intraprendente” rispetto a Cuomo. Col tempo, però, Di Lorenzo è cresciuto sempre di più, e di pari passo il “volume” dei suoi affari illeciti. Forse, a un certo punto, il 53enne ha pensato di poter ampliare il proprio giro anche lontano da Casola, stringendo nuove amicizie e alleanze. Ma in questo modo deve aver anche firmato la sua condanna a morte. Spingendo chi evidentemente non si fidava più di lui ad eliminarlo senza pensarci su due volte. Un omicidio che è destinato inevitabilmente a determinare nuovi equilibri. E chissà, forse l’ascesa di nuovi ras. Fedeli a chi ha deciso di fare piazza pulita di quelli “vecchi”.