Ciro Formisano

Graziati i re della droga. Niente arresto per i Vitale

La Cassazione respinge la richiesta dell’Antimafia che voleva il carcere per i ras della marijuana Cade l’associazione ma resta lo spaccio. I capi sono fuori e in cella finiscono soltanto i soldati

Graziati i re della droga. Niente arresto per i Vitale

CASTELLAMMARE DI STABIA – Niente carcere per i re dello spaccio del centro antico di Castellammare di Stabia. La Corte di Cassazione, nella tarda serata di giovedì, ha accolto il ricorso contro l’arresto di Luigi, Pasquale e Maurizio Vitale (difesi dagli avvocati Antonio de Martino, Alfonso Piscino e Francesco Romano). Sono tutti ritenuti figure di primo piano della dinastia di spacciatori che gestisce il traffico di droga nel cuore della città. Stesso verdetto anche per gli altri indagati accusati di far parte della presunta associazione per delinquere finalizzata allo spaccio ritratta nell’indagine coordinata dalla procura Antimafia di Napoli. Respinta, dunque, la richiesta d’arresto anche per Vincenzo Guarino (difeso da Francesco Romano e Antonio de Martino) e per Luigi Russo (rappresentato dall’avvocato Alfonso Piscino). Scatta l’arresto in carcere, invece, per gli altri 3 indagati accusati di “semplice” spaccio.

La battaglia legale

Questa vicenda trae origine da una delle tante inchieste messe in piedi dall’Antimafia per incastrare i presunti ras dello spaccio del Centro Antico di Castellammare di Stabia. Nel calderone delle indagini finiscono 13 persone. Per 8 di loro il pubblico ministero della Dda chiede l’arresto ravvisando gli estremi per l’applicazione della misura cautelare. Non la pensa così, però, il giudice per le indagini preliminari che decide di respingere la richiesta del pm. I fatti contestati sono relativamente recenti e in alcuni casi si tratta di accuse per vicende del 2018. L’Antimafia, però, non molla la presa. Così agli inizi del 2019 la Dda presenta ricorso al tribunale del Riesame di Napoli per provare a ribaltare la decisione del gip. A metà aprile il colpo di scena che riscrive la storia di questo procedimento.

Per il Riesame le prove sono schiaccianti così come gli estremi per l’arresto a carico di tutti e 8 gli indagati. La sentenza annulla, però, l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso, reato contestato in un primo momento dagli inquirenti. L’Antimafia, infatti, teorizza da tempo che i Vitale siano una costola operativa del più potente clan D’Alessandro, la cosca che gestisce il monopolio criminale in città e in particolare l’affare legato alle estorsioni. Ma per i giudici, in questa storia, la camorra non c’entra. Gli 8 sospettati restano comunque a piede libero per questo procedimento anche se diversi di loro, alcuni sono pregiudicati di lungo corso, si trovano già o in carcere o ai domiciliari. Il collegio difensivo decide di presentare, entro i termini di legge, il ricorso in Cassazione.

Una battaglia che si gioca su cavilli e questioni procedurali. Giovedì sera la decisione dei giudici ermellini che hanno scritto l’ennesima pagina di questa saga giudiziaria. Niente carcere per i capi della presunta organizzazione criminale, ma gli indagati accusati di essere al servizio dei boss “graziati” finiscono dietro le sbarre. E’ l’ennesimo colpo di scena. Ora si attende che il pubblico ministero chiuda le indagini e faccia partire la possibile richiesta di rinvio a giudizio per tutti gli indagati. L’indagine Figura chiave di quest’inchiesta è Luigi Vitale, pluripregiudicato che recentemente è stato scarcerato, finendo ai domiciliari fuori regione. Secondo l’Antimafia è stato lui, per un lungo periodo, il dominus dell’affare droga a Castellammare di Stabia. Un affare che fa gola, eccome, alla camorra. Numerosi collaboratori di giustizia un tempo vicini al clan D’Alessandro hanno raccontato che la cosca con base nel rione Scanzano, avrebbero imposto una tangente sulla vendita degli stupefacenti in città, affidando l’affare ad alcune famiglie vicine alla cosca. Un dato, quest’ultimo, emerso anche delle indagini che hanno coinvolto, in questi anni anche i boss del rione Savorito, il gruppo autonomo che gestisce lo spaccio con il placet dei D’Alessandro.