Alberto Dortucci

Spunta il dossier da 2.500 pagine. La procura incastra i due politici

Raccolte nuove prove dagli smartphone finiti sotto sequestro: ricostruite trattative e accordi Magliacano e Abilitato interrogati dal pm: scena muta per entrambi. Ascoltato anche Massella

Spunta il dossier da 2.500 pagine. La procura incastra i due politici

TORRE DEL GRECO – Quando tutti erano al mare per le vacanze d’agosto c’era chi – al quarto piano della procura di Torre Annunziata – portava avanti un lavoro già capace di scardinare le fondamenta del Comune di Torre del Greco e destinato a scatenare l’ennesimo terremoto politico-giudiziario all’ombra del Vesuvio. Perché, in silenzio, il procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli e il pubblico ministero Giuseppe Borriello – titolari dell’inchiesta sul voto di scambio alle elezioni del giugno 2018 – avrebbero «confezionato» un secondo dossier di circa 2.500 pagine, in cui sarebbero stati minuziosamente ricostruite conversazioni e trattative dei due indagati-chiave dello scandalo: il commercialista Simone Onofrio Magliacano – assessore al bilancio ai tempi del primo mandato da sindaco di Ciro Borriello – e il broker assicurativo Stefano Abilitato, l’ex golden boy di Forza Italia costretto alle dimissioni da consigliere comunale all’indomani degli arresti scattati lo scorso 2 aprile.

Gli interrogatori-flop La notizia è trapelata a pochi giorni dal nuovo interrogatorio a cui sono stati sottoposti i due «amici fraterni» ritenuti dagli investigatori la mente e il braccio del sistema delle preferenze a 20 euro, assicurate dai netturbini-precari del progetto regionale garanzia giovani a cui sarebbe stato promesso l’assunzione a tempo indeterminato nella ditta Nu. Proprio in concomitanza con il maxi-sequestro da 225.000 euro eseguito a carico del commercialista – provvedimento relativo a un’indagine per frode fiscale – sia Simone Onofrio Magliacano sia Stefano Abilitato venivano «convocati» per un nuovo interrogatorio alla presenza dei titolari dell’inchiesta. Davanti al faldone da 2.500 pagine, i due indagati eccellenti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere: pochi minuti e sia l’ex assessore sia l’ex consigliere comunale sono rientrati nelle rispettive celle di Poggioreale, dove sono finiti alla vigilia delle elezioni europee dello scorso 26 maggio con l’accusa di avere violato gli obblighi previsti dagli arresti domiciliari a cui erano stati inizialmente sottoposto dal gip Antonio Fiorentino del tribunale di Napoli.

Le nuove prove Ovviamente, il contenuto del nuovo dossier in mano alla procura di Torre Annunziata resta – al momento – top secret. Ma il «metodo di lavoro» del procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli – ex pubblico ministero della direzione distrettuale antimafia – potrebbe avere portato gli investigatori a un ulteriore approfondimento dei contenuti degli smartphone finiti sotto sequestro. Da cui potrebbero essere uscite conversazioni in grado di blindare definitivamente l’inchiesta. E conseguentemente inguaiare i due politici. Non è un mistero, d’altronde, come le attenzioni del titolare dell’inchiesta sia siano concentrate subito sulle trattative e gli accordi stetti tra i due politici e il gruppo di netturbini-precari guidati da Giovanni Massella e Ciro Massella, rispettivamente figlio e nipote di Ciro Montella, massacrato in un agguato di camorra a marzo del 2003. L’ex testimone di giustizia Parallelamente alle verifiche su smartphone documenti, gli investigatori avrebbero ascoltato nuovamente proprio i «capi» dei netturbini precari. Sia relativamente alle velate accuse al sindaco Giovanni Palomba sia relativamente alle illazioni su presunte pressioni esercitate al momento dei primi interrogatori. Insomma, l’inchiesta sullo scandalo del voto di scambio potrebbe a breve regalare ulteriori e clamorosi colpi di scena. Aspettando i patteggiamenti previsti a fine mese per i primi 4 imputati accusati (anche) di associazione a delinquere.