Ciro Formisano

Voti venduti per 20 euro, confermati gli arresti. Ora tremano i politici

Ciro Formisano,  

Voti venduti per 20 euro, confermati gli arresti. Ora tremano i politici

TORRE DEL GRECO – Le indagini sono ancora aperte. E non è escluso che nel fascicolo sulla presunta compra-vendita di voti alle ultime elezioni comunali di Torre del Greco potrebbero finire anche altri nomi eccellenti. Ma mentre il procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli mette insieme gli ultimi tasselli del mosaico investigativo, la Cassazione appone il primo sigillo sull’inchiesta che fa tremare la politica all’ombra del Vesuvio. Nei giorni scorsi, infatti, i giudici ermellini hanno respinto 13 dei 14 ricorsi presentati dai legali degli indagati accusati, a vario titolo e con vari ruoli, di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla compra vendita dei voti alle ultime elezioni amministrative. Per la Cassazione le misure cautelari eseguite dai carabinieri di Torre del Greco agli inizi di aprile sono regolari. Anche alla luce della mole di prove e indizi di colpevolezza raccolti dagli inquirenti in merito alle presunte responsabilità di politici, faccendieri e imprenditori ritenuti coinvolti nel sistema svelato dai pm di Torre Annunziata. Solo la posizione di Gerardo Ramondo, difeso dagli avvocati Gennaro De Falco e Marialaura Masi, passerà, invece, al vaglio delle sezioni unite della Cassazione.

Il gip Antonio Fiorentino dispose l’arresto in carcere per Ramondo, successivamente commutato con gli arresti domiciliari dal Tribunale del Riesame. I legali, in Cassazione, hanno sollevato eccezioni relativamente a questioni procedurali e di gravità indiziaria. L’inchiesta E’ il 10 giugno del 2018. A Torre del Greco sono in corso le elezioni amministrative per il rinnovo del consiglio comunale. Elezioni importanti perché arrivate circa un anno dopo l’arresto dell’ex sindaco, Ciro Borriello, accusato di corruzione per la gestione del settore rifiuti. Davanti al seggio di corso Garibaldi – storica roccaforte della criminalità organizzata – c’è caos. Un giornalista di Fanpage, grazie a una telecamera nascosta, riprende alcune persone che consegnano soldi agli elettori. Il video fa il giro del web e poche ore dopo la pubblicazione viene acquisito dai carabinieri del capitano Emanuele Corda. Dai filmati i militari dell’Arma identificano il protagonista del video. Si chiama Giovanni Massella, ex testimone di giustizia e soprattutto figlio di un boss del clan Ascione-Papale ucciso nella guerra di camorra nel 2003, a Ercolano. Massella viene ascoltato dai pm e riempie pagine e pagine di verbali. Dai suoi racconti, come scriverà poi il gip nell’ordinanza cautelare, viene fuori il «vile mercimonio» che avrebbe fatto da sfondo alle ultime elezioni a Torre del Greco. «I voti – uno dei passaggi dell’ordinanza cautelare – non sono stati espressi in ragione di stima, simpatia, affetto e proposte ma unicamente per un diffuso, sistematico e ignobile meccanismo di compravendita».

Massella, dietro la promessa dell’assunzione di suo figlio e altri giovani disoccupati nella ditta di raccolta della spazzatura, avrebbe acquistato i voti davanti al seggio di corso Garibaldi per 20 o 30 euro. E lo avrebbe fatto per conto di Stefano Abilitato, ex consigliere comunale che è stato eletto con oltre 900 voti, e per Simone Onofrio Magliacano, commercialista, ex assessore e per i pm «sponsor» elettorale di Abilitato. Gli ulteriori accertamenti degli inquirenti hanno anche dimostrato che le preferenze sarebbero state “comprate” in cambio di pacchi spesa destinati, solo sulla carta, ai poveri. Uno scenario drammatico che agli inizi di aprile ha portato a numerosi arresti. Abilitato e Magliacano, ritenuti i protagonisti del “sistema”, sono finiti ai domiciliari. Nei mesi scorsi, per entrambi, è scattato il carcere. Avrebbero violato – sostengono i pm – le prescrizioni e i divieti imposti dalla legge per chi si trova ai domiciliari. Ma questa indagini potrebbe essere solo la punta di un iceberg. Diversi pentiti legati al clan Falanga hanno raccontato che altri candidati, poi eletti alle ultime elezioni comunali, avrebbero acquistato preferenze. Massella, in uno dei suoi verbali, ha addirittura affermato che nel solo seggio di corso Garibaldi erano presenti almeno 7 gruppi di compra-voti che lavoravano per altrettanti politici legati a vari schieramenti.