Giovanna Salvati

Droga, narcos dei Gionta preso a Trento

In manette Vincenzo Scognamiglio: faceva affari con la quarta mafia foggiana importava carichi di droga dal Marocco nei tir o sfruttano finte cisterne di gasolio

Droga, narcos dei Gionta preso a Trento

TORRE ANNUNZIATA – Da Torre Annunziata fino a Trento. Per trasportare cocaina. Per fare affari con la «quarta mafia foggiana». Stessi “mercati” di destinazione e medesima capillare distribuzione della droga anche da parte del secondo sodalizio, quello che invece si muoveva in accordo con esponenti del clan Gionta tramite Vincenzo Scognamiglio. E’ questa la ragnatela che è stata ricostruita dai finanzieri del comando Gico di Trento che ieri mattina hanno effettuato 36 indagati e altrettante perquisizioni nei confronti dei componenti di due associazioni criminali di narcotrafficanti, radicate sia a nord che nel sud Italia e con ampie ramificazioni all’estero.

Si tratta dell’operazione internazionale antidroga denominata “Carthago, che si è conclusa con l’esecuzione, da parte di circa cinquanta finanzieri con l’ausilio di 12 cani antidroga, di sette misure di custodia cautelare in carcere, emesse dal Gip presso il Tribunale di Trento nei confronti di altrettanti indagati, nonché di 15 perquisizioni domiciliari. L’inchiesta parte a marzo del 2016 con un sequestro di stupefacenti nei confronti di un gruppo di pusher maghrebini radicato in Trentino Alto Adige. Per sgominare la vasta rete di narcotraffico, che si estendeva dal Marocco, passando per la Spagna e la Svizzera fino ad arrivare in Italia, indispensabile l’attività investigativa transnazionale operata dai finanzieri trentini che ha permesso di costruire tutte le tratte della droga.

Il sodalizio, a Torre Annunziata, vantava di uno degli esponenti già noti alle forze dell’ordine: Vincenzo Scognamiglio, ora rinchiuso nel carcere di Poggioreale. L’uomo importava ingenti quantità di hashish e cocaina direttamente dai luoghi di produzione in Marocco e Spagna, per poi destinarli alla distribuzione sul territorio nazionale, compresa la provincia di Trento, “mercato” quest’ultimo di cui si prendeva cura personalmente uno dei principali esponenti dell’organizzazione criminale. Scognamiglio era il punto di unione tra la camorra torrese e quella di Foggia, aveva contatti con numerosi narcos e si occupava principalmente di mantenere i contatti proprio con ognuno dei singoli componenti del sodalizio.

Secondo il quadro accusatorio Scognamiglio era uno dei vertici, la mente del gruppo: lo testimoniano il tenore delle intercettazioni, le centinaia di pagine dove il modus operandi non era di un semplice pusher o grossita. Dal carico di droga da portare dal Marocco all’Italia alla piccola distribuzione: Scognamiglio pretendeva di conoscere ogni singolo passaggio.