Ciro Formisano

Scandalo bolli falsi, 23 avvocati a processo

Ciro Formisano,  

Scandalo bolli falsi, 23 avvocati a processo

TORRE ANNUNZIATA – Ventitré persone, tra cui numerosi avvocati dell’area stabiese e vesuviana, sono finiti a processo nell’ambito del procedimento sullo scandalo “bolli falsi”: l’inchiesta, condotta dalla procura di Torre Annunziata, su un enorme giro di marche fasulle usate su atti giudiziari. Nelle scorse ore il giudice per le udienze preliminari, Mariaconcetta Criscuolo ha disposto il rinvio a giudizio per quasi tutti i 25 indagati per i quali il pubblico ministero, Silvio Pavia, aveva chiesto il processo. Due posizioni sono state stralciate e gli imputati hanno ottenuto la messa alla prova, mentre gli altri saranno processati, a metà dicembre, dal giudice monocratico del tribunale di Torre Annunziata. A quasi tutti è contestata l’accusa di aver smerciato, utilizzato o addirittura venduto valori bollati contraffatti, alterati o clonati.

L’inchiesta

I pm hanno ricostruito un giro d’affari enorme: pari a circa 150.000 euro complessivi. Gli avvocati (si tratta di professionisti di Napoli, Castellammare di Stabia, Pompei, Gragnano, Ottaviano, Poggiomarino, Ercolano, Portici e Scafati) avrebbero comprato centinaia e centinaia di bolli oggetto di falsificazione «facendone poi uso – scrive la procura nella richiesta di rinvio a giudizio – apponendoli su atti giudiziari» inducendo in «errore il personale di cancelleria» e «procurando per sé o altri un ingiusto profitto» causando un «danno allo Stato». Ad alcuni degli indagati viene contestato l’uso di marche da bollo per poco più di 1000 euro. Altri, invece, sono accusati di aver utilizzato titoli fasulli per oltre 57.000 euro. Un’indagine mastodontica partita dal cuore del palazzo di giustizia di Corso Umberto I, a Torre Annunziata.Fino all’anno scorso nel registro degli indagati erano state iscritte oltre 100 persone, tra cui anche alcuni nomi di punta del foro torrese e piccoli imprenditori che avrebbero “fabbricato” le marche fasulle. A settembre dello scorso anno la prima svolta. Il giudice per le udienze preliminari, Emma Aufieri, ha accolto la richiesta del pm, archiviando le posizioni di 101 indagati. Per la procura – che li ritiene estranei al “sistema” – non sono «collegati ad un falsario» e potrebbero aver ricevuto «in buona fede» i marchi contraffatti.

Il sistema

Il tutto perché il fenomeno della falsificazione delle marche da bollo si è rilevato talmente diffuso da rendere quasi impossibile il fatto che le marche finissero nelle mani di inconsapevoli professionisti. Secondo gli inquirenti si tratta di vere e proprie vittime di un sistema truffaldino capace di creare- stando ai calcoli della Procura – un danno erariale stimato in oltre 400.000 euro complessivi. Dalle indagini è persino venuto fuori che nemmeno la banca dati dell’Agenzia delle Entrate era stata in grado di riconoscere le marche contraffatte. Il tutto perché i titoli taroccati, in alcuni casi, si sono rivelati addirittura delle copie identiche di altre marche regolarmente in circolazione.

Discorso diverso, secondo i pm, per gli altri sospettati invischiati nell’indagine. Per gli inquirenti sarebbero tutti, con vari ruoli, coinvolti a pieno titolo in quel giro di bolli falsi. Anche se il collegio difensivo è pronto a dimostrare il contrario per ottenere l’assoluzione degli imputati. Un’indagine enorme il cui valore è stato rimarcato – nei giorni scorsi – anche dall’ex procuratore capo Alessandro Pennasilico, intervenuto a margine di un’iniziativa organizzata – negli scavi di Oplonti – dall’Associazione Nazionale dei Magistrati.