Alberto Dortucci

Voti venduti a 20 euro: ci sono altri 12 indagati

Alberto Dortucci,  

Voti venduti a 20 euro: ci sono altri 12 indagati

TORRE DEL GRECO – In cambio di poche decine di euro hanno svenduto il proprio voto, la propria dignità. Allungando pesanti ombre sulle elezioni del 2018 e pregiudicando lo stesso futuro politico di Torre del Greco. La città di Enrico De Nicola – primo presidente della Repubblica – viene ritratta, oggi, come ostaggio di un sistema corruttivo diffuso, capillare, per certi versi apparentemente irreversibile. Politici indagati per avere intascato tangenti, l’ombra dei clan sugli appalti, i colletti bianchi al servizio di imprese vicine alle cosche. E poi il voto inquinato. A 15 mesi dalle elezioni che hanno incoronato sindaco Giovanni Palomba, finiscono sotto inchiesta anche i cittadini che hanno dato un prezzo alla democrazia. Nel fascicolo sul voto di scambio alle ultime comunali di Torre del Greco ci sono altri dodici indagati. Dodici nomi.

Dodici persone della zona porto accusate di avere ceduto alle avances degli aspiranti netturbini che per conto di alcuni candidati a uno scranno a palazzo Baronale acquistavano le preferenze davanti al seggio di corso Garibaldi, ex fortino della camorra dove la miseria è un’arma nelle mani dei potenti. Venti, massimo trenta euro. Tanto avrebbero incassato per scrivere sulla scheda elettorale il nome di Stefano Abilitato, mister 900 preferenze, eletto in una lista a sostegno dello storico figlioccio della Dc all’ombra del Vesuvio. L’ennesimo colpo di scena di un’indagine dai contorni drammatici che da mesi fa tremare le porte di palazzo Baronale. Nel fascicolo messo in piedi dal procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli e dai pm Giuseppe Borriello e Bianca Maria Colangelo, ci sono una marea di prove, indizi, sospetti che inchioderebbero l’ex golden boy del Municipio e Simone Onofrio Magliacano, il commercialista ed ex assessore che avrebbe finanziato la compra-vendita dei voti per favorire l’ascesa di Stefano Abilitato. I nomi dei nuovi indagati sono venuti fuori dai verbali dei netturbini pentiti. L’esercito di aspiranti spazzini che hanno raccontato di avere acquistato le preferenze davanti al seggio in cambio della promessa dell’assunzione a tempo indeterminato all’interno della ditta di raccolta della spazzatura. Un gruppo guidato da Giovanni Massella, ex testimone di giustizia e figlio di un boss del clan Ascione-Papale ucciso nel 2003, a Ercolano, nella guerra di camorra. Sono loro che ai pm hanno fatto nomi e cognomi dei cittadini a cui hanno consegnato il denaro per convincerli a votare per Stefano Abilitato.

Dai riscontri effettuati sul campo dai carabinieri di Torre del Greco – che hanno acquisito il registri dei votanti al seggio di corso Garibaldi – è venuto fuori che effettivamente tutti i soggetti indicati da Massella e company hanno realmente votato all’istituto nautico “Cristoforo Colombo” al primo turno delle elezioni. Un nuovo tassello che si aggiunge al già ricchissimo mosaico investigativo. Nei prossimi giorni gli elettori indagati a piede libero dovrebbero essere convocati in procura per rispondere alle domande dei pm. Una svolta che potrebbe aprire nuovi scenari nell’inchiesta. Agli elettori in vendita è stato «ordinato» di votare solo per Stefano Abilitato? E gli aspiranti netturbini hanno sponsorizzato anche il voto per il sindaco Giovanni Palomba, capo della coalizione di cui faceva parte lo stesso ex golden boy? Dubbi, domande e interrogativi ora al centro di un’indagine mastodontica. Un’indagine che continua ad allargarsi a macchia d’olio, inghiottendo i protagonisti del presunto «mercimonio elettorale» raccontato dall’ordinanza di custodia cautelare che ad aprile ha portato all’arresto di Abilitato, Magliacano, Massella e degli altri aspiranti netturbini.