Scafati, lite e vendetta. Spari nella notte: è caccia all’uomo

Redazione,  

Scafati, lite e vendetta. Spari nella notte: è caccia all’uomo
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SCAFATI – Prima il diverbio, poi gli spari. Due, tre proiettili. Di cui uno andato a segno. A farne le spese un quarantenne di Scafati incensurato mentre è caccia all’uomo che, arma in pugno, ha centrato la caviglia del “rivale” prima di dileguarsi a bordo di una Fiat Panda di colore bianco. E’ accaduto in via Mortellari a Scafati, zona periferica verso Boscoreale, poco dopo le 23 di domenica. Sulla vicenda indagano i carabinieri della tenenza di via Oberdan diretti dal comandante Gennaro Vitolo. Secondo la testimonianza della persona ferita la lite, poi degenerata con il sangue, sarebbe avvenuta per futili motivi. Toccherà agli inquirenti stabilire le reali cause che hanno portato l’uomo ad usare la pistola nei confronti del quarantenne. Tuttavia, nessuna delle piste è esclusa dai militari dell’Arma. Per adesso si tengono in considerazione le parole della vittima che ha parlato di un violento litigio dovuto, a quanto pare, a schiamazzi notturni. Avrebbe redarguito il suo rivale che avrebbe risposto a muso duro a quel rimprovero, a quel punto è nata la violenta lite. Prima con parole grosse e poi con una colluttazione fisica. E quando l’altro uomo si sarebbe visto in difficoltà non ha esitato ad estrarre la pistola dalla giacca e fare fuoco contro il quarantenne. Alcuni colpi, sparati con la canna rivolta verso terra, di cui uno andato a bersaglio colpendo il piede della vittima. Il grido di dolore ha allertato alcuni residenti, mentre il pistolero è salito a bordo della sua utilitaria ed ha fatto perdere le tracce. E’ stato lo stesso uomo ferito a recarsi in ospedale per farsi curare la ferita: ne avrà per qualche settimana. Intanto, raccolta la descrizione e il colore della macchina con cui l’uomo armato ha fatto perdere le tracce e avvalendosi anche di alcune telecamere posizionate davanti ad alcuni esercizi commerciali, i carabinieri della tenenza di Scafati coordinati dai militari del reparto territoriale di Nocera Inferiore diretti dal colonnello Di Gangi hanno avviato l’attività di indagine partendo proprio dalla testimonianza della vittima.

Per adesso l’ipotesi di reato è quella di lesioni gravi causate da un’arma da fuoco portata in luogo pubblico. Ma sarà solo la cattura del pistolero a stabilire la reale causa di ciò che è accaduto domenica sera: i militari pur partendo da quello che gli è stato riferito, battono diverse piste. A cominciare da ipotetiche antiche ruggini tra i due per finire a una motivazione di natura passionale. Si indaga nello stretto riserbo. Di certo, Salerno. Dalla zona del cinema Apollo in via Vernieri allo storico Liceo Tasso di Piazza San Francesco, passando per le altre scuole del centro di Salerno e quartieri e comuni limitrofi, fino ad arrivare al vecchio stadio Vestuti. Cinquantamila richieste di droga, provenienti da assuntori, da marzo a fine luglio di quest’anno. In 15 finiscono dietro le sbarre del carcere di Fuorni. Si tratta dei salernitani Massimo Di Domenico, Fabio Grimaldi, Gerardo Pastore, Rosario Chiorazzo, Antonio Fuoco (già condannato per aver ucciso una cagnolina a calci), Giovanni Luchich, Laura Napoletano, Vincenzo Pisapia, Marco Russomanno, Rosario Santoro e Vincenzo Senatore; quindi Vincenzo Copina (di Sant’Antimo), Alessandro Maiorano (di Baronissi) e Guido Errico (di Nocera Superiore). Altri 18 indagati. E’ il bilancio del duro colpo inferto ai mercanti di morte a capo di una vasta operazione, denominata “Quick Deliveries”, eseguita dalla polizia di Stato e coordinata da Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno e Direzione Distrettuale Antimafia (pubblico ministero Elena Guarino). Due sodalizi criminali che si scambiavano la “roba” quando una delle associazioni era rimasta a secco. Per il trasferimento della droga gli spacciatori si servivano di “pony express” che in sella a degli scooter consegnavano cocaina, eroina, hashish e finanche metadone a domicilio. Per le prenotazioni usavano telefonini di servizio con schede monouso per non farsi rintracciare. Ma il lavoro degli agenti è stato certosino, laborioso e con telecamere ed intercettazioni ambientali sono riusciti a sgominare le gang dello spaccio.

Droga di pessima qualità, a volte anche tagliata male, i cui assuntori dopo averne fatto uso avevano avvertito gravi malori. In particolare i pusher avevano costituito due distinti gruppi criminali con basi operative nel quartiere del rione Petrosino (ex feudo del boss Giuseppe D’Agostino) e rione Calcedonia (l’area della scuola elementare sarebbe stato uno dei quartier generali), e spacciavano cocaina, eroina e metadone sull’intero territorio. Alcune cessioni avvenivano direttamente al “domicilio” di tossicodipendenti ristretti in regime di arresti domiciliari. Per non essere scoperti, la prenotazione della sostanza stupefacente era effettuata utilizzando un linguaggio in codice: la cocaina era chiamata “bianco” o “veloce”, l’eroina veniva chiamata “scuro” o “lento”, mentre il metadone veniva chiamato “sciroppo”. (mario memoli)Droga, scacco matto a due bande Scattano 15 arresti, altri 18 indagatisecondo gli inquirenti, quei colpi di pistola non hanno una matrice camorristica o comunque quel litigio non ha a che fare con vicende malavitose, anche perché la fedina penale del quarantenne è risultata immacolata e alcuni testimoni avrebbero riferito come la vittima sia una persona tutta famiglia e lavoro.Ma c’è un altro aspetto inquietante dietro i fatti di domenica sera ed è legato al fatto che una persona giri in strada armata di pistola. Ed è su questa considerazione che gli inquirenti si pongono un’ulteriore domanda: solo un caso che il quarantenne si sia imbattuto, litigando, proprio con un uomo in possesso di un revolver? A breve la risposta al quesito. L’ultimo episodio (simile) è avvenuto prima dell’estate in via Mazzini. In quel caso furono rinvenuti due bossoli di pistola i cui colpi sarebbero stati sparati contro la porta dell’abitazione di un carabiniere in pensione che vive insieme al figlio anche lui militare dell’Arma.