Ciro Formisano

Torre del Greco, le nuove accuse dei pm: Voti comprati pure per Palomba

Ciro Formisano,  

Torre del Greco, le nuove accuse dei pm: Voti comprati pure per Palomba

TORRE DEL GRECO – Dieci euro per scrivere sulla scheda il nome di Stefano Abilitato. Altri quindici per barrare, con una croce, anche il nome del sindaco, Giovanni Palomba. In tutto venticinque euro. Il tariffario della corruzione elettorale venuto fuori dall’inchiesta sul voto di scambio a Torre del Greco. Un’indagine che oggi tira in ballo – tra le righe – anche il primo cittadino della quarta città della Campania. Palomba, va chiarito, non è indagato. Ma gli aspiranti netturbini che hanno confessato di aver acquistato le preferenze degli elettori davanti al seggio di corso Garibaldi hanno detto di aver pagato anche per spingere i cittadini a votare per il sindaco.

Un retroscena inedito venuto fuori dall’ultimo step della mega-inchiesta messa in piedi dal procuratore facente funzioni Pierpaolo Filippelli e dai pm di Torre Annunziata Giuseppe Borriello e Bianca Maria Colangelo. Per nove indagati, nelle scorse ore, la procura ha ottenuto il giudizio immediato. A novembre partirà il processo-lampo per gli aspiranti netturbini, per Stefano Abilitato (eletto con oltre 900 voti alle ultime comunali), per Simone Onofrio Magliacano (potente commercialista e sponsor politico dell’ex golden boy) e per Mimmo Pesce, ex presidente della Turris. Ma non è escluso che l’indagine possa ora orientarsi sui tanti angoli oscuri di un’elezione che rappresenta uno dei punti più bassi della storia politica di Torre del Greco. Ma andiamo con ordine. Il giorno dopo il voto scatta l’inchiesta. A innescare le indagini dei carabinieri il video di “Fanpage”. Un filmato che ritrae un gruppo di persone mentre comprano i voti davanti al seggio. Viene subito identificato uno dei protagonisti.

E’ Giovanni Massella, ex testimone di giustizia e figlio di un boss del clan Ascione-Papale ucciso in un agguato di camorra nel 2003. Massella parla, racconta, riempie pagine e pagine di verbali. Dice di aver comprato i voti per Abilitato e Magliacano in cambio della promessa di assunzione di suo figlio nella ditta di raccolta dei rifiuti. Nella rete delle indagini finiscono tutti. Persino Mimmo Pesce, ex capo di una Onlus legata all’Unicef che avrebbe distribuito pacchi spesa destinati ai poveri agli elettori di Abilitato. E ancora Magliacano che avrebbe piazzato diversi disoccupati – alcuni imparentati con camorristi dei clan Ascione e Falanga – nel progetto “Garanzia Giovani” ma anche in aziende private per convincerli a votare per Abilitato. Al centro delle indagini finiscono migliaia di intercettazioni ambientali, telefoniche e dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Nei giorni scorsi sono finite sotto inchiesta altre dodici persone. Si tratta dei soggetti che avrebbero venduto il loro voto in cambio di soldi o promesse di lavoro. Nei capi d’imputazione contestati ai nove finiti a processo si legge chiaramente che le somme di denaro corrisposte fuori ai seggi servivano per acquistare la preferenza «per il candidato consigliere Abilitato e per il candidato sindaco Giovanni Palomba».

A dimostrazione di ciò c’è un episodio contestato a Magliacano, Abilitato e Ciro Massella, nipote del boss ucciso nel 2003. Il protagonista della vicenda è D.C., uno degli elettori indagati che avrebbero venduto il loro voto. Il gruppo, così sostengono i pm, avrebbe promesso all’elettore i soliti venticinque euro in cambio della doppia preferenza per sindaco e consigliere comunale. Ma per qualche motivo – sempre stando alla ricostruzione degli inquirenti – D.C. vota solo per Abilitato. Errore che gli costerà una decurtazione sulla tangente pattuita. Dai venticinque euro promessi si passa così ad appena dieci euro. Ovviamente va chiarito che Palomba, ascoltato dai magistrati in questi mesi, ha più volte ribadito di non aver mai avuto rapporti con Masella e company, confermando la sua totale estraneità ai fatti. Ma è comunque innegabile che se dovesse reggere il castello di accuse dei pm – già blindato da decine di sentenze di Riesame e Cassazione – si potrebbe avere la certezza del fatto che le ultime elezioni comunali sono state inquinate. E che qualcuno ha pagato gli elettori anche per far votare l’attuale sindaco della quarta città della Campania.