Ciro Formisano, Vincenzo Lamberti

Tre piste per un omicidio Una s’intreccia alla politica

Oltre all’Antimafia anche la Procura ha aperto un fascicolo sul massacro Si indaga anche sui movimenti e le attività del narcos nel periodo di libertà

Tre piste per un omicidio Una s’intreccia alla politica

Da un lato la Procura di Torre Annunziata che sta mettendo insieme tutti i tasselli del mosaico investigativo. Dall’altro la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che punta chiarire la matrice di quel delitto che appare di chiaro stampo mafioso. Sono le due strade lungo le quali viaggiano le indagini per l’omicidio di Antonio Di Lorenzo, il narcos dei Lattari conosciuto col soprannome di Tonino ‘o lignammone assassinato l’undici settembre scorso sotto casa sua. Dettagli che dimostrano come, secondo gli inquirenti, la pista delle alleanze, del potere criminale nell’affare dello spaccio di droga e degli accordi illeciti rimane la traccia principale su cui sta lavorando la magistratura.

Ma di pari passo vi è un secondo filone d’indagine.Ed è quello su cui lavorano i magistrati della Procura di Torre Annunziata agli ordini del procuratore facente funzioni Pierpaolo Filippelli. La vita di Antonio Di Lorenzo viene scandagliata in ogni aspetto. Anche e soprattutto rispetto a ciò che è avvenuto subito dopo la sua scarcerazione e il ritorno a Casola di Napoli. Gli ultimi mesi, secondo gli investigatori, sono stati particolarmente intensi i movimenti di Antonio Di Lorenzo sul territorio. Mesi che, tra l’altro, hanno anche coinciso con le elezioni amministrative. Uno degli obiettivi della Procura di Torre Annunziata, dunque, potrebbe essere anche questo: capire cosa sia accaduto durante il periodo elettorale e che peso questa vicenda abbia avuto nella situazione complessiva. Sia a livello politico che di rapporti di forza in città.

Le indagini sul delitto

Del resto anche indagando sulle modalità dell’omicidio, gli investigatori hanno cercato di fare chiarezza sull’episodio. Chi ha colpito quella sera sapeva bene come, quando e dove farlo. Perchè di Antonio Di Lorenzo, alias Tonino ‘o lignammone, ras del narcotraffico di marijuana dei monti Lattari, conosceva le abitudini e soprattutto gli obblighi a cui era sottoposto da quando era stato scarcerato, diversi mesi fa. E così i killer sono entrati in azione con un agguato che sembra portare quasi una firma, la stessa degli ultimi omicidi di camorra, commessi non a caso proprio a Casola e nella vicina Pimonte. L’obiettivo, quale che sia il movente, era uno e uno solo: eliminare l’uomo che secondo gli inquirenti negli ultimi anni aveva assunto un ruolo di primo piano nel redditizio business della produzione di canapa indiana. E per ucciderlo, i killer lo hanno atteso sotto casa. Consapevoli di non dover aspettare molto, anzi, contando su un orario preciso: entro le 21, infatti, Antonio Di Lorenzo era obbligato a rincasare, essendo sottoposto a precise prescrizioni, oltre all’obbligo di presentarsi in caserma dai carabinieri, a Gragnano, quotidianamente. Così i killer si sono appostati nella boscaglia a ridosso della zona dove abitava Di Lorenzo, in via Giovanni Del Balzo: una delle tante stradine che dal centro di Casola si dipana verso la montagna, la Selva, e lungo le quali sorgono numerose abitazioni.

Tra cui anche l’edificio a due piani dei Di Lorenzo. Approfittando anche del buio e dell’assoluta tranquillità con cui l’uomo si muoveva, hanno atteso che rincasasse intorno alle 20.45 e gli hanno scaricato contro numerosi colpi di fucile, caricati a pallettoni. Almeno sei o sette sono andati a segno. Per Di Lorenzo, 53 anni, non c’è stato nulla da fare: è morto lì, sul cancello del giardino di casa, a pochi passi dalla moglie e dai due figli che hanno tentato di prestargli soccorso, ma è stato tutto inutile.