Ciro Formisano

Strage sulla Rampa. «Quegli abusi edilizi ignorati per 60 anni»

Ciro Formisano,  

Strage sulla Rampa. «Quegli abusi edilizi ignorati per 60 anni»

TORRE ANNUNZIATA – Una maxi-perizia composta da centinaia di pagine. Plastici, foto, ricostruzioni digitali, analisi degli atti storici. Un malloppo di carte che raccontano 60 anni di storia. Un insieme di documenti, pareri e vecchie leggi per dire una cosa sola: la palazzina di Rampa Nunziante a Torre Annunziata, l’immobile crollato il 7 luglio del 2017 uccidendo 8 persone, è «completamente abusiva». Ma l’ordinanza di demolizione del Comune è arrivata quasi 60 anni dopo la realizzazione delle opere fuorilegge. Parole e concetti venuti fuori, ieri mattina, nell’aula del tribunale di Torre Annunziata, dalla lunga deposizione di Alberto Coppola, ex docente in pensione dell’Università Federico II esperto di urbanistica. Coppola è uno dei super consulenti della procura nell’inchiesta su quella tragedia che due anni fa ha sconvolto un’intera città.

60 anni di abusi 

Coppola ha ripercorso le tappe della perizia sugli atti amministrativi e sui titoli edilizi legati alla costruzione e alla trasformazione della palazzina. Fino agli ultimi lavori, quelli che per gli inquirenti avrebbero determinato il crollo. Un breve ma dettagliato excursus in oltre mezzo secolo di storia che lo ha spinto ad affermare, senza indugi, che l’immobile è totalmente abusivo. E sono dunque abusivi – il succo della ricostruzione del consulente – anche gli interventi successivi di manutenzione ordinaria e straordinaria. A sostegno della sua tesi Coppola – rispondendo alle domande del pubblico ministero Andreana Ambrosino – ha portato una serie di elementi. Ma andiamo con ordine. Il consulente ha ricostruito la storia della palazzina. Un immobile che nasce, a fine anni ’50 come villetta bifamiliare. Nel 1959 – sempre stando alla perizia illustrata in aula sulla scorta degli atti storici raccolti – viene presentata una richiesta di abitabilità per un edificio di 14 alloggi. Richiesta che sarà accolta. Come spiegato dal docente, però, quell’abitabilità non ha valore di una concessione edilizia poiché, in quegli anni, era possibile costruire senza richiedere permessi specifici solo nelle zone non residenziali. Ma la palazzina, invece, «si trova e si trovava in una zona residenziale». Un dato confermato, ha raccontato il docente, «dalla certezza che in quell’area, già all’epoca, insistessero diversi palazzi presenti tutt’oggi». A conferma del fatto che il palazzo fosse abusivo ci sono poi, secondo l’accusa, altri due elementi, sottolineati nel corso della deposizione da Coppola. Negli anni ’80, infatti, la palazzina, offerta come garanzia per un’ipoteca viene sequestrata. «L’immobile – racconta il consulente – fu oggetto di vendita forzata. E l’architetto del tribunale fallimentare decise di quantificare gli oneri per il condono edilizio ritenendo dunque che si trattasse di una struttura abusiva». L’ultima conferma di quest’assunto, sempre secondo Coppola, arriva dal Comune di Torre Annunziata. Che mezzo secolo dopo gli abusi e un anno dopo la tragedia – nel 2018 – decide di notificare ai proprietari un’ordinanza di demolizione dell’immobile (sulla questione, va chiarito, è aperto un procedimento amministravo innanzi ai giudici del Tar in seguito a un ricorso presentato dai proprietari).

Comune nel mirino 

Parlando poi delle questioni al centro del processo che vede imputate, oggi, 16 persone, il consulente ha anche definito «atipico» il comportamento degli uffici comunali in relazione alla sospensione della richiesta di Scia (Segnalazione Certificato di Inizio Attività) presentata da alcuni imputati per l’avvio dei lavori recenti all’interno della palazzina. Tra l’altro Coppola ha anche definito «mendaci» le dichiarazioni allegate alle richieste di avvio dei lavori. Tradotto in parole povere: qualsiasi intervento all’interno di una struttura di per sé abusiva – secondo l’ex docente – non poteva essere avallato in alcun modo. E da quegli abusi vecchi di 60 anni si sarebbe innescata una reazione a catena che avrebbe reso di fatto irregolari tutti gli interventi eseguiti nel corso del tempo. Una perizia che rappresenta uno dei punti cardine del castello accusatorio eretto dai magistrati di Torre Annunziata. E nelle prossime udienze, in aula, verrà illustrata l’altra consulenza attorno alla quale ruota l’intero processo: quella del professore Nicola Augenti. Perizia che attribuisce ai lavori eseguiti in uno degli appartamenti, poco prima della tragedia, la responsabilità del terribile crollo di quella palazzina con vista sul mare.