Il capitano che difese il cantiere stabiese

Redazione,  

Il capitano che difese il cantiere stabiese

CASTELLAMMARE DI STABIA – La figura del capitano di corvetta Domenico Baffigo, di Cornigliano Ligure, rappresenta per Castellammare una parte importante della memoria storica, ma poco conosciuta ai più. Un eroe, il capitano Baffigo, che sacrificò la sua vita per la difesa di uno dei più prestigiosi simboli della città: il cantiere navale. Una storia che merita di essere sempre ricordata e che negli anni viene tramandata dall’Associazione Nazionale Marinai d’Italia Gruppo Luigi Longobardi di Castellammare da sempre impegnata nella salvaguardia della memoria storica del cantiere e della marineria stabiese. Era l’inizio del mese di settembre del 1943, nel cantiere navale di Castellammare – ex regio cantiere costruito nel lontano 1783 – alcune navi militari erano in allestimento, altre già pronte: un notevole quantitativo di naviglio bellico. La massima autorità militare presente in cantiere era il Capitano di Corvetta Domenico Baffigo, di Cornigliano Ligure, di 31 anni, che sovrintendeva all’allestimento dell’incrociatore Giulio Germanico. Alla fatidica data dell’8 settembre, anche a Castellammare i militari restarono senza ordini.

Ma tutti obbedirono all’ordine non scritto di difendere il cantiere e le navi ivi dislocate. Quando i guastatori tedeschi si presentarono per minare gli impianti e sabotare le navi, il capitano Baffigo assunse il comando degli uomini presenti in cantiere che contrastarono, con le armi leggere e le mitraglie, i tedeschi. Fatte affluire truppe, alcune con carri armati, dalle altre zone della città e dai paesi limitrofi, i tedeschi iniziarono una vera e propria battaglia. Il comandante Baffigo fece sistemare i suoi marinai anche sugli spalti del forte borbonico e nei punti strategici dello stabilimento e si preparò a sostenere una lunga lotta. Le armi le avevano in abbondanza ed il coraggio non mancava. Egli tentò inutilmente di mettersi in contatto con i suoi superiori per ottenere ordini più precisi, visto che era riuscito a fronteggiare i tedeschi e poteva, se adeguatamente supportato da altri militari, salvare il cantiere e le navi, fino all’arrivo degli americani che, nel frattempo, erano sbarcati a Salerno, a 30 chilometri da Castellammare.

Ma nessuna risposta arrivò. Erano rimasti soli contro un nemico sempre più arrabbiato ed incattivito. Privi anche del sonno, oltre che di notizie e rinforzi, i pochi marinai continuarono a combattere con coraggio, arginando le forze nemiche che non riuscirono a minare neppure un’officina. I tedeschi, vista l’impossibilità di riuscire nel loro disegno, con la collaborazione di un ufficiale dell’esercito italiano che fungeva da interprete, alzando bandiera bianca, chiesero al comandante Baffigo di poter parlare per eventualmente addivenire ad un accordo: avrebbero lasciato intatto il cantiere se cessavano le ostilità dei marinai. Baffigo, fidando nelle tradizioni militari (che pur i tedeschi avrebbero dovuto rispettare) si recò all’appuntamento fuori dalle mura del cantiere, ma vigliaccamente i tedeschi lo catturarono. Da questo momento non si hanno più notizie certe. Il valoroso ufficiale fu fucilato e dopo la cattura degli ufficiali e dei marinai, i tedeschi si diedero alla distruzione del cantiere con tutte le navi. Il corpo di Baffigo non fu mai trovato. In quei giorni i tedeschi trucidarono 31 persone tra militari e civili e, successivamente, iniziarono a deportare verso il nord più di 5.000 giovani stabiesi.

Per questi eventi Castellammare fu decorata nel 2005 di Medaglia d’Oro al Merito civile con la seguente motivazione: “Importante centro del Mezzogiorno, all’indomani dell’armistizio fu oggetto della violenta reazione delle truppe tedesche che in ritirata verso il Nord, misero in pratica la strategia della “terra bruciata”, distruggendo il cantiere navale, simbolo della città eroicamente difeso dai militari del locale presidio, e gli stabilimenti industriali. Contribuì alla guerra di liberazione con la costituzione spontanea dei primi nuclei partigiani, subendo deportazioni e feroci rappresaglie che provocarono la morte di numerosi concittadini”. Una vicenda che l’Anmi di Castellammare, con diverse conferenze e laboratori nelle scuole stabiesi e del circondario da anni