Salvatore Dare

Penisola, il valzer dei preti. E il vescovo blocca il voto

Salvatore Dare,  

Penisola, il valzer dei preti. E il vescovo blocca il voto

SORRENTO –  Un vero e proprio valzer di preti con cambi a sorpresa, avvicendamenti, discussioni e le immancabili polemiche dei fedeli. Sì, perché il rimpasto deciso dall’arcivescovo di Sorrento-Castellammare di Stabia, monsignor Francesco Alfano, conferma la direzione assunta dalla Curia sull’ormai noto caso del giuspatronato. Anche stavolta non ci sarà l’elezione dei parroci nelle comunità che ne hanno diritto, tant’è che il vescovo ha deciso di spedire uno dei preti “votati” dai fedeli lontano dalla chiesa dove stava svolgendo il proprio ministero. Massima attenzione rivolta alla sorpresa del trasferimento di don Marino De Rosa: era l’ultimo parroco eletto ancora in carica e stava portando avanti il proprio incarico presso la frazione di Trinità, a Piano di Sorrento. Ma il vescovo ha deciso di cambiare il corso delle cose e predisporre il proprio via libera a un nuovo ruolo. Quello di parroco della parrocchia Santa Sofia vedova del Comune di Anacapri. Manco a dirlo, proprio a Trinità è salita la tensione visto che non ci sono cenni né ipotesi di elezioni. Zero chance almeno per il momento di aprire un percorso comune verso le urne. Non a caso, proprio l’Arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia ha sancito che anche a Piano di Sorrento ci sarà un amministratore parrocchiale, ovvero don Antonio Parlato. Ci sono novità pure nelle vicine Castellammare di Stabia, dove il nuovo parroco della comunità Maria Santissima del Carmine spetta a don Luigi Milano, e Gragnano, che accoglierà a strettissimo giro don Paolo Anastasio, che si occuperà della parrocchia di San Leone II.

Si vocifera comunque di altre modifiche in corso e nei prossimi mesi non sono affatto escluse nomine per le altre parrocchie della penisola sorrentina, da Massa Lubrense sino a Vico Equense. In teoria, l’elezione diretta del parroco spetta a 21 comunità parrocchiali sparse in tutto il mondo. Ce ne sono nove in Italia di cui sette nella sola penisola sorrentina. Nel dettaglio si tratta di Casarlano (Sorrento), Santi Prisco e Agnello (Sant’Agnello), Trasaella (Sant’Agnello), Trinità (Piano di Sorrento), Mortora (Piano di Sorrento), San Michele Arcangelo (Piano di Sorrento) e Santa Maria del Lauro (Meta). Le elezioni si svolgono a suffragio universale e diretto. Al momento in penisola sorrentina, col trasferimento di don Marino De Rosa da Trinità ad Anacapri, non vi sono più parroci scelto alle urne. La sua elezione a Piano di Sorrento fu contrassegnata da una campagna elettorale molto accesa che creò anche qualche frizione tra la comunità e i vertici della Curia, all’epoca retta dal vescovo Felice Cece.

Il diritto di patronato è un piccolo grande privilegio che si sono viste riconoscere le chiese definite “estaurite”, cioè di quelle potevano provvedere a occuparsi di manutenzione della struttura e gestione dell’edificio con una forma più autonoma, magari cercando e ottenendo l’aiuto di qualche famiglia aristocratica per le risorse finanziare necessarie per gli interventi. Periodo? Dopo l’anno 1000, di certo già vigeva nel 1206 per l’attuale Basilica di Santa Maria del Lauro di Meta. Ma come si arriva a votare il parroco? Stando al codice vigente, l’Arcidiocesi individua almeno tre candidati che si propongono ai fedeli-elettori a cui spetta il compito di votare.