Ciro Formisano

Racket al mercato dei fiori. Processo ai boss dei Cesarano

Ciro Formisano,  

Racket al mercato dei fiori. Processo ai boss dei Cesarano
metropolisweb

CASTELLAMMARE DI STABIA – Racket al mercato dei fiori, al via il processo per 4 imputati. Si aprirà a metà ottobre il primo atto del procedimento penale a carico di Luigi Di Martino, alias ‘o profeta, ritenuto elemento di spicco del clan Cesarano, Luigi Di Martino detto ‘o cifrone, Aniello Falanga e Giovanni Cesarano. Gli imputati coinvolti nell’inchiesta condotta dalla procura Antimafia di Napoli con l’ausilio di carabinieri, polizia e guardia di finanza, hanno, infatti, scelto di essere giudicati con rito abbreviato. Il giudice per le indagini preliminari Marco Giordano, ha fissato la prima udienza. I 4 imputati (tutti detenuti) a fine luglio sono stati destinatari di un decreto di giudizio immediato firmato dal giudice per le udienze preliminari Emilia Di Palma su richiesta del pubblico ministero della Dda, Giuseppe Cimmarotta. Stessa sorte toccata ad altre 3 persone (che hanno invece optato per il procedimento ordinario). Le accuse contestate, a vario titolo, vanno dall’estorsione alle lesioni personali. Reati aggravati dal metodo mafioso. Secondo il teorema degli inquirenti il mercato dei fiori di Pompei avrebbe rappresentato, nel tempo, una delle principali fonti di guadagno per l’organizzazione criminale fondata dal padrino Ferdinando Cesarano, storico boss a capo della Nuova Famiglia tra gli anni ’70 e ’80. Un dato, quest’ultimo, confermato anche da vecchie inchieste che hanno travolto l’organizzazione criminale attiva tra Castellammare e Pompei tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio. Le indagini sono scattate nel 2014, contestualmente alla scarcerazione di Luigi Di Martino. Il boss conosciuto come ‘o profeta – già condannato per il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso e ritenuto elemento apicale dell’organizzazione – appena tornato libero, avrebbe subito preso in mano le redini della cosca di Ponte Persica.

E in particolare ‘o profeta avrebbe ampliato gli affari legati al mercato dei fiori di Pompei. Oltre al racket che da sempre pagano gli imprenditori, Di Martino si sarebbe inventato un’altra forma di estorsione mascherata. Attraverso l’imposizione, ai commercianti, di una determinata ditta di intermediazione trasporti. Ditta messa in piedi dalla cosca, come sostiene l’Antimafia, che nel giro di pochi mesi, dal nulla, sarebbe arrivata a fatturare oltre un milione di euro. Una nuova forma di estorsione che avrebbe costretto alla fuga diversi imprenditori. Chi si ribellava – per i pm – finiva con l’essere minacciato o addirittura aggredito da soggetti vicini alla cosca.

Personaggi legati alla criminalità salernitana assoldati proprio da Luigi Di Martino, ‘o profeta, già finito nei guai con l’accusa di aver tessuto rapporti e legami con i Pecoraro-Renna, organizzazione criminale con base a Pontecagnano. Una serie di sospetti avallati da intercettazioni e racconti di collaboratori di giustizia. Elementi ritenuti sufficienti dagli inquirenti che hanno chiesto e ottenuto il giudizio immediato per tutti. Un castello di accuse che il collegio difensivo – composto dagli avvocati Dario Vannitiello, Francesco Schettino e Antonio Iorio – proverà a scalfire nel corso del processo che si aprirà tra qualche settimana davanti ai giudici del tribunale di Napoli.