Torre Annunziata, cade e si frattura il femore. Anziana dimenticata in barella

Salvatore Piro,  

Torre Annunziata, cade e si frattura il femore. Anziana dimenticata in barella

TORRE ANNUNZIATA – Nessun posto letto disponibile per un ricovero d’urgenza: anziana di 83 anni costretta per due giorni a dormire in Pronto Soccorso su una barella. Scoppia un nuovo caso all’ospedale “Sant’Anna e Maria Santissima della Neve” di Boscotrecase. Dove è stato necessario l’intervento dei carabinieri, che adesso proveranno a far luce sulla odissea in corsia di Antonietta B., anziana 83enne di Torre Annunziata. Tutto parte lo scorso 21 settembre quando la donna, alle sette del mattino, cade in casa, ma riesce a chiedere aiuto ai familiari. Per la signora Antonietta si sospetta una frattura del collo del femore. Da qui la corsa verso il vicino ospedale di Boscotrecase. Dove l’anziana giunge alle 7:30, trasportata con un’ambulanza del 118. La donna di 83 anni viene sottoposta agli esami del caso, che confermano i sospetti della famiglia. La diagnosi è chiara: “Frattura del collo femore a destra”. Fratture per le quali il protocollo sanitario della Regione Campania prevede che l’ospedale sia tenuto al ricovero. Garantendo comunque, soprattutto per i pazienti anziani, un “intervento tempestivo entro le 48 ore successive”. “Per mia madre andava programmato il ricovero. Invece lei è stata letteralmente abbandonata per due giorni, il sabato e la domenica, in barella al pronto soccorso. Nei week-end la sanità si ferma” denuncia l’avvocato Antonella Sindona, figlia dell’anziana donna. L’avvocato depositerà inoltre una querela presso la Procura della Repubblica di Torre Annunziata contro “l’Ospedale di Boscotrecase, il personale infermieristico e medico” per l’accertamento di eventuali profili di responsabilità penale riscontrabili ad opera dei magistrati nella gestione della vicenda. Perchè la presunta odissea subita da Antonietta, 83enne “abbandonata su una barella” nonostante un femore rotto, “è andata oltre” continua l’avvocato Sindona.

L’anziana, nella notte tra sabato e domenica, peggiora: è disorientata, ha un attacco di nervi. Viene sedata, ma trattenuta ancora in pronto soccorso. Sempre su una barella. Finiti gli effetti del valium, anche la notte successiva Antonietta, 83 anni, ha crisi deliranti. Alla paziente viene somministrato un altro sedativo. Finalmente, lunedì mattina, l’anziana è trasferita nel reparto di ortopedia e qui ricoverata, in barella, in attesa di un posto letto in camera. Un ricovero che viene predisposto per il 24 settembre. Ben lontani dalle 48 ore richieste dal protocollo sanitario regionale. Il 24 settembre Antonietta viene sottoposta al necessario intervento chirurgico. “Perfettamente riuscito e di alta professionalità” precisa sua figlia, l’avvocato Sindona. Ma al rientro dalla sala operatoria l’anziana viene lasciata in barella. Dopo l’operazione la 83enne di Torre Annunziata avverte un calo di pressione. Antonietta ha la febbre e respira a fatica. Sua figlia chiede, per l’ennesima volta, la disponibilità di un posto letto: individuata infine nell’adiacente reparto di chirurgia. Antonietta sembra allora calmarsi, la notte trascorre serena. “Ma dal giorno successivo mia madre è diventata la paziente di nessuno” prosegue l’avvocato Sindona.

Che lancia persino un appello sul social Facebook per reperire donatori di gruppo sanguigno ORH-, il raro gruppo posseduto da sua madre. Che ha bisogno infatti di una emotrasfusione post-operatoria. L’appello social va in porto. Per Antonietta, 83 anni, l’emotrasfusione è possibile. “Doveva essere fatta scrupolosamente, proprio perchè si tratta di un gruppo molto raro” denuncia ancora sua figlia “e invece mia madre stava per essere emotrasfusa mentre aveva la febbre. Nessun medico o infermiere sembrava essersene accorto. Alla fine siamo stati costretti a buttare quella preziosissima sacca di sangue”. Nel frattempo Antonietta, 83 anni, continua a lottare. Ma ormai ha perso fiducia nei medici e negli infermieri. E’ ancora ricoverata e vince le crisi di nervi solo avendo i familiari al suo fianco. E’ per questo che le due figlie della donna hanno chiesto alla direzione sanitaria dell’ospedale un “permesso per poterle stare accanto il più possibile, anche quando nel reparto inizia l’orario per la terapia. Ci avevano assicurato che un familiare potesse starle accanto” sottolinea l’avvocato Sindona. E invece il 26 settembre, alle 15:30, orario di fine visita, una infermiera chiede a tutti di lasciare la stanza.

L’avvocato Sindona prova allora, con calma, a spiegare la situazione: “Mia madre è fortemente agitata. Sono disposta a lasciare la camera solo per il tempo strettamente necessario alla terapia”. L’infermiera le risponde categorica: “Chiamo i carabinieri”. Le forze dell’ordine piombano nell’ospedale e relazionano il tutto. Lo fanno pure il giorno dopo. Perchè la situazione si ripete. Antonietta, 83 anni, è ancora ricoverata in ospedale. A breve, però, le figlie firmeranno per le sue dimissioni. Subito dopo sarà invece la Procura