Ciro Formisano

Torre del Greco, scandalo voto di scambio. Indagine su 50 elettori

Ciro Formisano,  

Torre del Greco, scandalo voto di scambio. Indagine su 50 elettori

Oltre 50 persone sarebbero state corrotte dalla cricca del voto di scambio alle ultime elezioni comunali. Oltre 50 elettori – forse anche un centinaio – che in cambio di poche decine di euro o della promessa di un posto di lavoro avrebbero svenduto la loro preferenza. Come? Scrivendo, sulla scheda elettorale, il nome di Stefano Abilitato, eletto con oltre 900 voti in una delle liste a sostegno dell’attuale sindaco, Giovanni Palomba.

Il retroscena. 

E’ l’ultimo, inedito retroscena che emerge dall’inchiesta-scandalo che fa tremare la politica a Torre del Greco. Un dettaglio racchiuso nel fascicolo d’indagine che ha portato a processo sia Abilitato che Simone Onofrio Magliacano, ex assessore e potente commercialista con agganci politici che avrebbe sponsorizzato e finanziato la campagna elettorale dell’ex golden boy di Palazzo Baronale. Il procuratore facente funzioni Pierpaolo Filippelli, assieme ai pm Giuseppe Borriello e Bianca Maria Colangelo hanno chiuso il cerchio delle indagini. Un fascicolo enorme messo insieme grazie al lavoro, sul campo, dei carabinieri di Torre del Greco. Dagli accertamenti eseguiti – anche grazie ai racconti di alcuni degli imputati – è venuto fuori che Abilitato e Magliacano avrebbero, indirettamente, acquistato le preferenze da decine e decine di elettori. Di questi, sinora, ne sono stati identificati 12. Quelli riconosciuti e indicati, agli inquirenti, da Giovanni Massella, ex testimone di giustizia e figlio di un boss del clan Ascione-Papale ucciso nel 2003 a Ercolano. Massella, come lui stesso ha confessato ai pm, era il capo del gruppo di aspiranti netturbini che avrebbero comprato i voti davanti al seggio di corso Garibaldi per conto di Abilitato e Magliacano. Un “lavoro” che quel gruppo di disoccupati, alcuni imparentati con il boss ucciso, avrebbero svolto in cambio della promessa dell’assunzione, a tempo indeterminato, nella ditta di raccolta della spazzatura. In tutto 20 o 30 euro consegnati davanti ai seggi. Per una spesa complessiva stimata tra i 2000 e i 3000 euro. Numeri, cifre che per l’accusa danno il peso del fenomeno corruttivo svelato dall’indagine messa in piedi dalla procura di Torre Annunziata all’indomani delle elezioni comunali del 2018.

Gli altri dettagli. 

Ma non è l’unico dettaglio venuto fuori dall’ultimo capitolo dell’indagine, quello costruito attorno alle intercettazioni ambientali e telefoniche a carico di Maglicano. Il potente commercialista (oggi in carcere e accusato anche di evasione fiscale) avrebbe messo in piedi la compravendita delle preferenze per conquistare un posto di prestigio in Comune. In un’intercettazione, ad esempio, Magliacano – parlando con un soggetto non identificato – afferma di avere il potere giusto per riuscire anche a diventare sindaco di Torre del Greco. Affermazioni arrivate quando la candidatura dell’attuale sindaco Giovanni Palomba era ancora incerta. Da altre intercettazioni, invece, sarebbe venuta fuori l’ambizione di Magliacano di diventare assessore al bilancio. Il tutto mettendo a disposizione posti di lavoro attraverso progetti regionali. Una “strategia” svelata però dagli inquirenti. I pm che hanno fatto luce, come scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita qualche mese fa, sul “mercimonio elettorale” che avrebbe condizionato le ultime elezioni comunali nella quarta città della Campania.