Tiziano Valle

Castellammare, waterfront dei disastri. Inchiesta sulla ditta

Tiziano Valle,  

Castellammare, waterfront dei disastri. Inchiesta sulla ditta

CASTELLAMMARE DI STABIA –  Truffa aggravata e falso, queste le ipotesi di reato sulle quali la Procura della Repubblica di Torre Annunziata sta indagando in relazione ai lavori per il waterfront di Castellammare di Stabia. I pm di Napoli che hanno indagato sul presunto sistema messo in atto dai fratelli Vincenzo e Umberto Ianniello per lucrare sui cantieri finanziati con i fondi europei, hanno trasmesso gli atti ai colleghi oplontini, che a loro volta avevano già aperto un fascicolo sul disastro del restyling di via De Gasperi. I fratelli Ianniello sono i titolari dell’omonima ditta che si è occupata sia dei lavori di via Marina a Napoli, che del maxi-appalto per il waterfront di Castellammare di Stabia. Lo scorso febbraio furono anche destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli, Anna Laura Alfano. E proprio dagli atti di quell’inchiesta emersero i collegamenti con l’appalto di Castellammare di Stabia, tant’è vero che giudice per le indagini preliminari sollecitò «ulteriori approfondimenti». Agli atti di quell’indagine infatti risultava il contenzioso in corso tra il Comune e la ditta Ianniello per un totale di circa 300mila euro, in relazione al ritardo nell’esecuzione dell’appalto che fu completato con quasi un anno e mezzo di ritardo, oltre che per la qualità dei lavori eseguiti. Ma come avvenuto per il cantiere di via Marina a Napoli, l’ipotesi è che la società abbia incassato soldi dal Comune di Castellammare soldi per materiale mai acquistato. Insomma, un giro di false fatture che avrebbe permesso all’azienda di percepire denaro in modo illecito.

La denuncia

Per quanto riguarda l’appalto del waterfront di Castellammare di Stabia – in pratica il restyling di via De Gasperi, dal porto turistico di Marina di Stabia fino alla villa comunale – nel 2017, alcuni esponenti dell’amministrazione, allora guidata dal sindaco Antonio Pannullo, presentarono una denuncia ai carabinieri. In particolare, stando a quanto filtrato all’epoca, furono accesi riflettori circa il pagamento di alcuni stati di avanzamento dei lavori, ritenuti sospetti, perché nel giro di poche settimane la ditta riuscì a incassare circa mezzo milione di euro. Da quella denuncia partirono le indagini, che portarono gli investigatori ad ascoltare come persone informate dei fatti anche alcuni funzionari di Palazzo Farnese. A questo, si aggiungeva il sospetto di subappalti che non erano previsti nel capitolato oltre che di varianti, che avrebbero permesso di eliminare opere dal progetto originario per circa un milione di euro. Aspetti sui quali si sono concentrati gli investigatori, al fine di accertare se ci sono state irregolarità nell’esecuzione di quei lavori che hanno scatenato più di qualche protesta da parte dei cittadini e delle associazioni. Il simbolo di quel restyling realizzato in malo modo sono le giostrine per i bambini sistemate praticamente sul ciglio della strada, che il Comune fu costretto a recintare per evitare che potesse verificarsi una tragedia. Adesso, al lavoro già svolto dagli investigatori coordinati dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, vanno ad aggiungersi anche gli atti inoltrati dai pm di Napoli, che hanno acceso i riflettori sul disastro di via Marina. Due cantieri realizzati dalla stessa ditta, che destano più di qualche sospetto e fanno temere un vero e proprio sistema «più ampio» – come lo definì il gip Alfano – per lucrare sui fondi europei.