Alberto Dortucci

Massacro fuori al bar, ergastolo per Dantese

Padrino incastrato dall’ex moglie: la super-pentita smonta il suo alibi

Massacro fuori al bar, ergastolo per Dantese

È stato condannato all’ergastolo, con isolamento diurno durante i primi sei mesi di carcere: fine pena mai per Natale Dantese, il sanguinario capoclan degli Ascione-Papale finito alla sbarra per il massacro di Giorgio Battaglia. A dieci anni dall’agguato messo a segno davanti a un circolo ricreativo piazza Pugliano l’8 marzo del 2009 – i killer entrarono in azione durante l’intervallo della partita Napoli- Lazio – i giudici della suprema corte di cassazione scrivono la parola fine al braccio di ferro giudiziario legato all’omicidio ordinato dal boss dei «Bottoni» per vendicare l’uccisione di Salvatore Oliviero. A inchiodare definitivamente Natale Dantese, il «contributo dichiarativo» della ex moglie Antonella Madonna – oggi collaboratrice di giustizia – pronta a smontare l’alibi costruito a regola d’arte dal marito.

Le dichiarazioni dei pentiti

Alla base delle due condanne all’ergastolo decise prima dalla corte d’assise di Napoli e poi  dalla corte d’assise d’Appello di Napoli c’erano, appunto, le dichiarazioni dei pentiti del clan Ascione-Papale: a partire dal killer Ciro Gaudino – esecutore materiale del delitto, come confessato in aula – per finire al basista Gaetano Esposito e alla «vedetta» Andrea Esposito, a cui il boss aveva fornito un «cellulare dedicato» esclusivamente a comunicare l’avvistamento della vittima per poi fare scattare il raid di sangue. Tutti concordi a imputare a Natale Dantese la responsabilità della sentenza di morte, emessa durante la lunga faida di camorra tra i «siciliani» di for ‘o pont e il clan Iacomino-Birra.

L’alibi del capoclan

La sentenza di secondo grado emessa a febbraio del 2018 è stata impugnata da Natale Dantese – rappresentato dall’avvocato Roberto Mariani del foro di Pescara – pronto a sostenere come al momento dell’omicidio si trovasse presso l’ospedale di Pollena Trocchia per un improvviso ricevere e come, alla base delle accuse di Ciro Gaudino, ci fossero precedenti contrasti personali. In effetti, il killer di Giorgio Battaglia in passato aveva militato nel gruppo criminale di Giovanni Durantini – alleati degli Iacomino-Birra per le attività di spaccio di stupefacenti – e avesse motivi d’astio contro Natale Dantese. D’altronde, il sicario – all’epoca dei fatti, impiegato come carpentiere a Città del Pieve – sarebbe stato incaricato solo il venerdì sera della missione di sangue eseguita la domenica pomeriggio.

La vendetta dell’ex moglie

A sciogliere qualsiasi dubbio sulla ricostruzione del delitto sono state le dichiarazioni di Antonella Madonna, l’ex moglie di Natale Dantese passata dalla parte dello Stato dopo il pestaggio ordinato dal marito per un tradimento. «La donna – si legge nelle motivazioni dei giudici della prima sezione penale della suprema corte di cassazione presieduta da Raffaello Magi – lungi dal confermare il preteso alibi di Natale Dantese ha ulteriormente rinforzato il quadro probatorio, affermando di avere avuto conferma de relato dell’ordine dell’ex marito con strumentalità del ricovero ospedaliero». Rilevate, inoltre, solo in apparenza rilevanti le dichiarazioni dei pentiti Fausto Scudo e Biagio Munizzi presentate a discarico del boss degli Ascione-Papale. Di qui, la decisione degli ermellini di Roma di confermare la condanna all’ergastolo con isolamento diurno per sei mesi a carico di Natale Dantese, a cui adesso toccherà inoltre pagare le spese processuali e la somma di tremila euro in favore della cassa delle ammende per l’inutile ricorso in cassazione.