«Faucitano ucciso dal clan. A processo killer e mandanti»

Redazione,  

«Faucitano ucciso dal clan. A processo killer e mandanti»

SCAFATI – «Delitto maturato in ambito di malavita organizzata, per questioni legate al mondo della droga: processate killer, mandanti e fiancheggiatori per l’omicidio di Armando Faucitano». La richiesta del pm della Dda di Salerno Giancarlo Russo al gup Piero Indinnimeo nell’ambito dell’udienza preliminare svoltasi ieri mattina nell’aula bunker del carcere di Fuorni a Salerno. Sei imputati su otto hanno scelto il rito ordinario, mentre Gaetano “Ninotto” Esposito e il collaboratore di giustizia Alberto Panico faranno l’abbreviato che permetterebbe loro- in caso di condanna- di ottenere uno sconto di pena pari a un terzo di quella globale. Il 28 ottobre il gup deciderà se mettere sotto processo gli imputati e condannare gli altri due dopo la requisitoria del pm Russo. Agli atti anche le dichiarazioni dei pentiti Alfonso Loreto e Andrea Spinelli. Per un debito di droga, di 700 euro, Armando Faucitano fu ucciso il 26 aprile del 2015, con 13 colpi d’arma da fuoco in piazzetta Falcone e Borsellino, nella frazione San Pietro, in pieno giorno. Oltre Panico ed Esposito, alla sbarra ci sono Marcello Adini 38 anni, Carmine Alfano 35 anni, Vincenzo Alfano, 28 anni, Giovanni Barbato Crocetta 26 anni, Antonio Matrone 39 anni, Vincenzo Pisacane 42 anni, Pasquale Rizzo 42 anni. Secondo l’impianto accusatorio ad uccidere Faucitano furono Carmine Alfano Alias Bim bum bam (considerato sia il mandante che l’esecutore) e Marcello Adini.

Mentre Pasquale Rizzo ebbe il compito di accompagnare la vittima sul luogo dell’agguato. A recuperare invece i due killer sarebbe stato Vincenzo Alfano (fratello di Carmine) che recuperò i sicari a bordo di un auto mentre abbandonarono il ciclomotore nei pressi di un torrente. Per la Dda ognuno aveva un ruolo: Crocetta e Ninotto Esposito procurarono la moto ai killer che dopo l’omicidio la gettarono nel torrente, Alberto Panico di Trecase la rubò per il delitto, Vincenzo Pisacane invece si occupò delle armi per farle sparire. Nell’inchiesta però c’è anche un’altra vicenda e riguarda il pestaggio che Alfano riservò a un gruppo di bulgari che avevano “osato” svaligiare” un appartamento della casa della zia di Michele Antonio Matrone, figlio di Franchino ‘a belva. Proprio Matrone risulta essere il mandante di quella spedizione. Secondo l’Antimafia, Carmine Alfano (ritenuto insieme al padre bim bum bam e al fratello Vincenzo esponente della cosca Aquino-Annunziata) gestiva la piazza di spaccio a Scafati e nell’ambito di questo illecito affare maturò l’idea di uccidere Armando Faucitano debitore di quasi mille euro nei confronti del pericoloso rappresentante della cosca boschese. E tre giorni prima del delitto, proprio Faucitano aveva avuto l’ultimatum da bin Laden: «Entro sabato devi saldare il debito». La vittima in pochi giorni ne riuscì a racimolare soltanto 300, sapeva però che Alfano era pericoloso ed era sua intenzione che il lunedì successivo voleva andarlo a denunciare se non avesse trovato i 700 euro mancanti. Ma non fece in tempo, fu ucciso la domenica del 26 aprile mentre era in compagnia di Rizzo ‘o tedesco che lavorava nel negozio di animali di proprietà di Alfano. Nel collegio difensivo, tra gli altri, ci sono gli avvocati Pasquale Morra e Gennaro De Gennaro.