Ciro Formisano

La sete di potere di Magliacano. «Decido io chi può governare»

Ciro Formisano,  

La sete di potere di Magliacano.  «Decido io chi può governare»

TORRE DEL GRECO – Potente, ricco, spregiudicato e convinto di se stesso (forse anche troppo). E’ così che i pm di Torre Annunziata dipingono Simone Onofrio Magliacano, il commercialista arrestato e finito a processo nell’ambito dell’inchiesta sul voto di scambio alle ultime elezioni comunali Torre del Greco. Un ritratto scolpito tra migliaia di intercettazioni ambientali e telefoniche. Le nuove prove che il procuratore facente funzioni Pierpaolo Filippelli e i pm Giuseppe Borriello e Bianca Maria Colangelo hanno inserito nel fascicolo d’indagine che fa tremare le porte di Palazzo Baronale.

In tutto 300 pagine di conversazioni e chat – messe insieme dal lavoro dei carabinieri di Torre del Greco – che vedono come assoluto e indiscusso protagonista proprio Magliacano. L’ex assessore della giunta guidata da Ciro Borriello, «aveva fortissime ambizioni politiche» secondo gli inquirenti. E il suo sogno, in prospettiva, era quello di diventare «sindaco di Torre del Greco». Una carica che gli sarebbe sfuggita, come racconta lui stesso in una conversazione dell’1 maggio 2018 – prima delle elezioni di giugno – per una questione di «leadership». «Io il sindaco lo potevo fare tranquillamente. Sei/settecento posti di lavoro». Una frase che per i pm è la prima traccia di un sistema: quello dei voti comprati attraverso soldi agli elettori e promesse di posti di lavoro. Secondo l’accusa, infatti, Maglicano avrebbe pilotato le assunzioni a tempo determinato di decine e decine di elettori attraverso progetti come “Garanzia Giovani”, “File”.

Ma anche garantendo posti di lavoro all’interno di alcune ditte private che ruotavano nella sua orbita di interessi. Il tutto per spingere più persone possibili a votare per Stefano Abilitato, il giovane rampante della politica locale sul quale aveva puntato per (ri)mettere piede a palazzo. Magari nelle vesti di assessore della giunta guidata dall’attuale sindaco, Giovanni Palomba per costruire la sua “leadership”. Nelle intercettazioni ci sono anche diverse conversazioni con gli aspiranti netturbini assunti grazie ai suoi “servigi” e con i compra-voti che avrebbe assoldato per acquistare le preferenze fuori al seggio di corso Garibaldi. Compresi Ciro e Giovanni Massella, rispettivamente nipote e figlio di un boss del clan Ascione- Papale ucciso nel 2003 a Ercolano nell’ambito della guerra di camorra. In un’altra intercettazione del 23 aprile 2018, Maglicano si lascia andare a un vero e proprio delirio di onnipotenza per «rappresentare il suo peso politico», come scrivono gli inquirenti. «Ma tu hai capito che io sono forte», afferma parlando con un interlocutore non identificato. «Io sono potente, se voglio “accappotto” tutte le amministrazioni comunali, a destra e a sinistra». Poi ancora, nel riaffermare la sua incidenza nelle scelte politiche a Torre del Greco, ribadisce al suo interlocutore: «io decido la vita e la morte delle amministrazioni comunali (…) tu mi dici “Senti Simone questo si deve abbattere” e io parto». Per la sua personale affermazione politica, però, a Magliacano serviva il trionfo di Abilitato, consigliere comunale candidato in una delle liste a sostegno della mega-coalizione che ha portato alla vittoria l’attuale sindaco, Giovanni Palomba.

Nelle intercettazioni vengono fuori anche le strategie politiche del gruppo e gli incontri tra i vari soggetti coinvolti nella contesa elettorale. A cominciare dalla composizione delle varie liste. In una conversazione di fine aprile, il commercialista ribadisce l’importanza dell’affermazione elettorale di Abilitato per le sue future ambizioni politiche. «Io non posso permettermi di fare rimanere Stefano a casa, altrimenti dopo sono morto anche io». Ambizioni e sete di potere che – secondo l’accusa – sarebbero alla base della folle strategia corruttiva che il gruppo guidato da Magliacano e Abilitato avrebbe messo in atto per conquistare una poltrona in consiglio comunale. Dai nuovi retroscena dell’inchiesta, infatti, è venuto fuori che Massella e company avrebbero comprato voti da circa una cinquantina di elettori. Mentre altri avrebbero venduto la propria preferenza in cambio della promessa o dell’assunzione all’interno di varie imprese private. Un vero e proprio «mercimonio elettorale», come lo definisce il gip, di cui Magliacano sarebbe stato – per i pm – assoluto protagonista. Il tutto per provare a realizzare il suo sogno: quello di diventare, in futuro, sindaco di Torre del Greco.