Gaetano Angellotti La 36enne di Pimonte morì a Pompei

Lei moriva, lui la filmava «Sara è stata avvelenata»

Gaetano Angellotti,  

Lei moriva, lui la filmava «Sara è stata avvelenata»

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«Vogliamo la verità sulla morte di Sara: riesumate il suo corpo». L’accorato appello arriva dall’anziano padre, Francesco, e dai quattro fratelli della 36enne di Pimonte, morta la notte del 3 giugno 2015 nella sua casa coniugale di Pompei. Non solo. I periti della famiglia avanzano un’ipotesi choc, basata sull’analisi del filmato che il marito stesso realizzò mentre la donna moriva: «Quei rantoli sono sintomi di un avvelenamento. Dovuto quasi sicuramente a cianuro di potassio». Il caso di Sara Aiello, sollevato da Metropolis ad aprile 2018, ieri sera è approdato anche a Chi l’ha visto?, la trasmissione di RaiTre che si occupa di persone scomparse e di casi di cronaca irrisolti o sospetti. E di punti oscuri, nella morte della giovane mamma originaria di Pimonte, ce ne sono diversi. Ad evidenziarli, caparbiamente, in questi oltre quattro anni trascorsi dalla tragedia, sono stati i fratelli di Sara. Che insieme all’anziano padre, Francesco, hanno ribadito davanti alle telecamere la richiesta di verità da parte della famiglia, in un appello rivolto ai pm di Torre Annunziata: «Vogliamo che il corpo di Sara venga riesumato e che venga eseguita l’autopsia». La speranza è che dagli esami scientifici sulla salma – mai effettuati, dal momento che la morte sembrava dovuta a una patologia di cui la stessa Sara era ignara – possa emergere la verità. Qualunque essa sia. Di dubbi, la famiglia di origine di Sara, ne ha molti. A partire dagli avvenimenti di quella tragica notte. Come il fatto che il marito di Sara, Massimo Marano, abbia ripreso in un video girato col telefonino, la sua agonia. Un filmato agghiacciante, lungo oltre otto minuti, che l’uomo ha poi fornito spontaneamente agli inquirenti. Affermando che a consigliargli di realizzarlo era stato un medico al quale si era rivolto qualche tempo prima insieme alla moglie, che aveva accusato un paio di volte degli svenimenti. Il dottore avrebbe consigliato a Massimo Marano di realizzare un video, se le crisi si fossero ripresentate, in modo da poter addivenire a una diagnosi più accurata.

Ma non ce ne fu il tempo. Perché la crisi che ebbe Sara quella notte, intorno alle 3, le fu fatale. E ora, dopo quattro anni, i professionisti ai quali i familiari di Sara si sono rivolti, raccontano una verità diversa. Proprio dall’esame di quel video, dall’attenta osservazione dei rantoli della donna, che accusa evidenti crisi respiratorie, i periti di parte giungono a una conclusione choc. Sara sarebbe stata avvelenata. Quei rantoli, quella morte orribile, sarebbe compatibile con gli effetti atroci dell’ingestione di cianuro di potassio. Un dubbio  che poteva essere chiarito, nell’immediatezza, se sul corpo della sfortunata 36enne fosse stata eseguita l’autopsia. Ma all’epoca non fu ritenuto necessario. Nessuno aveva motivo di sospettare che la sua non fosse stata una morte naturale, per quanto imprevista. E oggi, a distanza di oltre quattro anni, è la famiglia stessa ad avanzare la richiesta. Nonostante la sofferenza, papà Francesco e i fratelli Michele, Salvatore, Raffaele e Michele sono determinati ad andare avanti. Voglio che la salma di Sara venga riesumata e che il loro atroce dubbio quanto meno venga preso in considerazione. Magari sfatato, perché no. «Non vogliamo un colpevole, non ci serve – afferma Raffaele Aiello – Niente e nessuno ci restituirà la nostra Sara. Ma vogliamo la verità. Lo dobbiamo innanzitutto a lei»

IL VIDEO CHOC

Ad aprile 2018 Metropolis raccontò la vicenda del video choc registrato dal marito di Sara mentre la donna era in agonia. Dall’esame di quel filmato i periti della famiglia avanzano l’ipotesi di un avvelenamento