Alberto Dortucci

Le mani del clan sul Comune. Vaccaro adesso vuole parlare

Edilizia e rifiuti, il boss dei Papale e i pentiti eccellenti puntano allo sconto di pena: sì al rito abbreviato

Le mani del clan sul Comune. Vaccaro adesso vuole parlare

TORRE DEL GRECO – Arriva subito la prima svolta nel processo alla «Suburra» degli appalti di Torre del Greco. A quattro mesi dal blitz grazie a cui la direzione distrettuale Antimafia di Napoli ha svelato il sistema messo in piedi dalla camorra per mettere le mani sui soldi pubblici, parte il processo per i 12 imputati accusati anche di estorsione aggravata dal metodo mafioso. E parte con un primo colpo di scena. Tutti – a partire dai boss fino ai collaboratori di giustizia – hanno annunciato al giudice per le udienze preliminari Leda Rossetti del tribunale di Napoli la volontà di essere giudicati con rito abbreviato.

In pratica undici imputati punteranno a strappare lo sconto di un terzo della pena, rispetto a un’eventuale condanna. A novembre ci sarà la requisitoria del pubblico ministero e a cavallo tra dicembre e gennaio potrebbe già arrivare la sentenza di primo grado. L’unica eccezione è rappresentata da Ciro Vaccaro, l’ex titolare del circolo ricreativo di largo Costantinopoli ritenuto l’assoluto protagonista dell’inchiesta imbastita dal sostituto procuratore della Dda Maria Di Mauro. L’anello di congiunzione tra camorristi e colletti bianchi – difeso dall’avvocato Antonio de Martino – sarà sentito il prossimo 17 ottobre dal giudice e in caso di rinvio a giudizio opterà per il rito ordinario. La difesa punta proprio a dimostrare l’assenza di legami reali tra Ciro Vaccaro, i boss e l’affare appalti. Il 54enne incensurato per gli inquirenti avrebbe rappresentato per anni un’eminenza grigia al servizio di politici e malavitosi. L’ex responsabile della ditta incaricata delle pulizie presso gli immobili del Comuneè accusato di avere trattato con le aziende che conquistavano gli appalti pubblici la tangente da corrispondere ai clan. Soldi e posti di lavoro per i boss Di Gioia, Falanga e Papale: le tre organizzazioni criminali che fino a qualche anno fa si spartivano il monopolio degli affari illeciti all’ombra del Vesuvio. Ciro Vaccaro, in carcere da giugno scorso, avrebbe anche favorito gli investimenti della camorra, «consentendo il reimpiego nell’economia legale di proventi illeciti». Sempre il cinquantaquattrenne avrebbe, inoltre, reclutato «imprenditori» a cui avrebbe riferito di «informazioni riservate sui contenuti delle offerte presentate per i bandi di gara ad evidenza pubblica».

Il tutto turbando le gare sia per «assumere il controllo sugli appalti pubblici» – ribadiscono gli investigatori – sia per «sostenere economicamente gli affiliati». Il settore chiave del business – secondo la direzione distrettuale Antimafia di Napoli – era quello dei rifiuti. Un appalto da sempre chiacchierato che in questi mesi è finito al centro di diverse inchieste: da quella che coinvolge Ciro Vaccaro e i boss di tre clan alle indagini sul voto di scambio alle comunali del 2018, dove si parla di preferenze comprate in cambio di assunzioni nella ditta di raccolta della spazzatura. Secondo i pentiti che hanno svelato i misteri del “sistema monnezza”, per anni la camorra ha di fatto deciso le assunzioni. Arrivando persino a vendere i posti di lavoro. E così nei cantieri della nettezza urbana sono entrati, come dipendenti, boss, affiliati e personaggi di primo piano delle cosche criminali cittadine. Assieme a Ciro Vaccaro sono coinvolti in questo processo personaggi di spicco della criminalità di Torre del Greco. Dal boss pentito Isidoro Di Gioia, al padrino Luigi Papale, passando per Giuseppe Pellegrino, collaboratore di giustizia un tempo legato al clan Falanga.  Insieme alla posizione di Ciro Vaccaro, durante l’udienza sono emersi ulteriori particolari. I legali di Raimonda Sorrentino – difesa dall’avvocato Antonio Cirillo – e Franca Magliulo e Maurizio Garofalo – rappresentati entrambi dall’avvocato Gerardo Ausiello – hanno chiesto e ottenuto l’acquisizione agli atti di una sentenza. Un verdetto relativo a un processo per estorsione nel quale sono coinvolti i tre imputati. Per i legali, i tre imputati sarebbero già stati giudicati – in un diverso processo – per il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di una delle ditte di nettezza urbana che si sono succedute nel corso degli ultimi anni nonché per l’associazione a delinquere. Ipotesi che, se accertata, sostengono gli avvocati, renderebbe di fatto nulle le accuse a carico degli imputati perché- secondo la legge – non si può essere processati due volte per lo stesso reato.