Ciro Formisano

Omicidio Scarpa, 3 pentiti parlano

Ciro Formisano,  

Omicidio Scarpa, 3 pentiti parlano

Tre pentiti per incastrare un boss. Tre collaboratori di giustizia chiamati a ricostruire, dopo 13 anni, la storia di un massacro. Tre “gole profonde” per far luce sul ruolo, in quel delitto, di Aldo Gionta, il capoclan poeta che emetteva sentenze di morte e scriveva romanzi ispirati a se stesso. Nelle scorse ore si è aperto il processo d’appello per l’omicidio di Natale Scarpa, uomo vicino ai Gallo-Cavalieri ucciso in un agguato davanti allo stadio Giraud di Torre Annunziata il giorno di Ferragosto del 2006. Di quell’agguato si sa praticamente tutto. Chi ha sparato, come lo ha fatto e persino quale sarebbe il movente. Una storia racchiusa tra le motivazioni delle sentenze che hanno travolto i sicari dei Valentini di Palazzo Fienga. Ma a 13 anni da quel massacro manca ancora un tassello fondamentale. Chi è il mandante? Chi ha armato la mano dei sicari? Chi ha firmato la condanna per zi Natalino?L’Antimafia ha sostenuto, a più riprese, che l’ordine è arrivato dai boss dei Gionta. E in particolare da Pasquale e Aldo Gionta. Ma le prove raccolte dagli inquirenti non hanno convito i giudici della Corte d’Assise di Napoli. Pasquale è stato assolto in appello. Aldo, invece, l’assoluzione l’ha ottenuta in primo grado. La procura Antimafia, però, è convinta che è stato proprio Aldo Gionta, figlio del padrino Valentino e padre di Valentino junior (tutti e tre oggi sono confinati al 41 bis) a emettere quella sentenza di morte. E così è scattato il ricorso. Nelle scorse ore è partito il processo d’appello per Aldo Gionta. Ed è partito con un primo colpo di scena. Il procuratore generale, facendo leva sulla nuova riforma che consente di ascoltare testimoni in appello anche se si tratta di un procedimento con rito abbreviato, ha deciso chiamare a testimoniare tre collaboratori di giustizia. I pentiti che – secondo le motivazioni poste alla base dell’assoluzione in primo grado di Aldo Gionta – avevano fornito dichiarazioni «contrastanti». Al punto da rendere «inconsistenti» le prove a carico dell’ex latitante.

Il vero movente dell’omicidio sarebbe una banalissima lite. Valentino Gionta junior, all’epoca minorenne e finito sotto inchiesta anche per l’omicidio di Giuseppe Veropalumbo (il meccanico innocente ucciso la notte di Capodanno del 2007) sarebbe stato schiaffeggiato, qualche tempo prima, da Scarpa. Il motivo? Il rampollo del boss avrebbe tirato addosso alla vittima alcune uova.  Uno sgarro che associato a vecchie ruggini avrebbe fatto scattare l’esecuzione. Scarpa, come emerso dalle indagini, venne ucciso in pieno giorno a due passi dallo stadio, nei pressi del tribunale. A colpirlo a morte un commando composta da due persone in sella a un motorino. I killer gli esplodono contro la bellezza di 14 colpi di pistola. Quando i soccorsi arrivano non possono fare altro che constatare il decesso della vittima.A puntare il dito contro la cupola dei Gionta, dopo diversi anni, sono stati alcuni pentiti di spicco dell’organizzazione. A cominciare da Michele Palumbo, componente di punta del commando di fuoco di Palazzo Fienga che all’Antimafia ha svelato i retroscena di almeno una decina di delitti. Francesco Raimo, ex sicario dei Birra-Iacomino di Ercolano (cosca alleata con i Gionta in quegli anni) e Vincenzo Saurro. Verranno tutti ascoltati nel corso del processo che è stato rinviato alla prossima settimana. A loro il compito di chiarire, una volta per tutte, le ombre che ancora aleggiano sul quel delitto. Chi ha ordinato il massacro di Scarpa? Quello sgarro al figlio del boss è il vero motivo dell’agguato? Domande che di sicuro rappresentano il fulcro centrale del processo che vede alla sbarra il boss poeta di Palazzo Fienga.