Racket al porto e sui morti. Condannati i giontiani

Salvatore Piro,  

Racket al porto e sui morti. Condannati i giontiani

TORRE ANNUNZIATA – Estorsioni ripetute e aggravate dal metodo mafioso ai danni di società di ormeggi al porto, bar, centri medici e agenzie di pompe funebri: stangati i due ex reggenti del clan Gionta. Venti anni di galera sono stati inflitti a Vincenzo Amoruso, alias ‘o ‘nzerrino, e quindici anni a Ciro Nappo, soprannominato Ciruzzo capa ‘e ‘auciello, ritenuto l’ultimo reggente a capo della vecchia costola dei Valentini prima del suo spettacolare arresto avvenuto il 26 maggio del 2016. Latitante da circa un anno, il ras quel giorno fu stanato dai carabinieri all’interno di un casolare di campagna sulla strada Panoramica. Qui Nappo, munito di documenti falsi e una parrucca, stava nascondendosi aiutato da un fiancheggiatore vivandiere. A scrivere una sentenza durissima per i due ex reggenti di camorra sono stati ieri i giudici del Tribunale di Torre Annunziata. Condannati, con Amoruso e Nappo, anche due imprenditori: Renato Manzo e Luigi Vitiello, gestori della ditta “Eurofuneral”. Per questi ultimi l’accusa era di favoreggiamento aggravato. Più volte ascoltati dalle forze dell’ordine nel corso della maxi-inchiesta che ha documentato almeno 20 episodi estorsivi della camorra nei confronti di 14 vittime, tutte commercianti di Torre Annunziata, Manzo e Vitiello avrebbero però negato quanto considerato al contrario come evidente dagli investigatori. Ovvero le costanti richieste di pizzo ad opera di capi, gregari, esattori e sodali del clan Gionta.

I tentacoli del racket – secondo il pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Ivana Fulco – arrivavano ad estorcere alle vittime fino a 4mila euro “a visita”. Per Manzo e Vitiello, difesi dall’avvocato Nando Striano,  ieri in aula è però decaduta l’ipotesi dell’aggravante. I due imprenditori sono stati quindi condannati per favoreggiamento personale alla pena sospesa di un anno ciascuno. Secondo i giudici il clan Gionta aveva imbastito nel corso degli anni un’attività estorsiva capillare ai danni di imprese, esercizi commerciali, società di ormeggi e centri medici. A tutti questi veniva imposto, in misura variabile in base alla capacità economica della vittima, un pagamento mensile, annuale o in occasione delle principali festività di Natale e di Pasqua. Le “rate” venivano estorte tramite una mappatura completa della città. La suddivisione dei negozi da taglieggiare, in alcuni casi, prevedeva che il pagamento fosse effettuato agli ex rivali del clan Gallo-Cavalieri: una tregua dopo la fine della guerra armata e la ormai sancita  “pax” criminale. “Sono innocente. Invoco Madre Teresa di Calcutta e sogno, un giorno, di poter passeggiare di nuovo lungo il porto di Torre Annunziata” ha dichiarato ieri spontaneamente ai giudici, prima dell’ultima condanna, Vincenzo Amoruso. Il ras, assistito dall’avvocato Elio D’Aquino, è andato comunque assolto da un capo d’imputazione. Ovvero il presunto racket ai danni dell’ormeggio “Rosa” di Torre Annunziata. Per Ciro Nappo, assistito dal legale Antonio Iorio, l’Antimafia aveva invece invocato una condanna più dura: 18 anni a fronte dei 15 inflittigli.

Il sistema pizzo è smantellato il 6 settembre del 2017: blitz notturno dei carabinieri e 12 persone finiscono in manette con le accuse a vario titolo di estorsione, detenzione di armi, associazione a delinquere di stampo camorristico. Nell’altro filone processuale, nato dalla stessa inchiesta e celebratosi con rito abbreviato a Napoli, sono già stati condannati in primo grado 10 presunti affiliati al clan Gionta di Torre Annunziata. Tra questi Luigi Della Grotta, condannato a 18 anni di carcere.

E ancora il ras Pietro Izzo (10 anni); Oreste Palmieri (16 anni); Raffaele Passeggia (16 anni); Luigi Caglione (10 anni); Raffaele Abbellito (5 anni); Salvatore Ferraro (10 anni); Valerio Varone (10 anni); Leonardo Amoruso (6 anni); Antonio Palumbo (4 anni).