Giovanna Salvati

I giudici vietano il pallone a Valentino Gionta jr. Sport negato al rampollo

Giovanna Salvati,  

I giudici vietano il pallone  a Valentino Gionta jr. Sport negato al rampollo

Giocare a pallone rappresentava il suo unico momento di svago. La sua unica occasione per respirare un po’ di “libertà” tra i blocchi di cemento del penitenziario dove attualmente è rinchiuso. Prendere a calci il pallone, correre nel cortile e provare a superare con l’immaginazione i cancelli insormontabili, uscire dalla cella per un’ora. Tutto questo lo aiutava a tornare indietro con la mente, a quando, rincorreva il pallone tra i vicoli di Torre Annunziata. A quando era un bambino, uno scugnizzo dell’Annunziata, prima di diventare un baby boss. Un rampollo con un cognome che già rappresentava un’eredità pesante. Prima ancora di impugnare anche una pistola, sparare e uccidere. Ma i giudici ora gli hanno negato anche questo. Un divieto chiaro e irrevocabile per il baby boss Valentino Gionta junior, figlio di Aldo, ex padrino di Palazzo Fienga. I giudici della Corte di Cassazione gli hanno negato la possibilità di giocare a calcio. Non potrà più praticare attività ricreative e sportive. Non potrà più stare in cortile a giocare a calcio con altri detenuti. Un provvedimento che però non è andato giù al giovane baby boss che ha provato anche ad opporsi alla decisione attraverso un ricorso che però non è stato accolto.

I magistrati gli hanno respinto anche questo. Una restrizione dettata dalle normative sulle attività che possono o non possono fare i detenuti, sopratutto chi è recluso al carcere duro. E Gionta junior è uno di questi.  La decisione è arrivata dal consiglio di disciplina del penitenziario al quale Valentino Gionta si era rivolto per opporsi al divieto. Dopo mesi il magistrato di sorveglianza del tribunale dell’Aquila si è espresso e non solo ha confermato il diniego al baby boss di giocare a pallone ma ha anche sottolineato che anche il ricorso era inaccettabile. Con l’entrata in vigore della legge 103 del 2017 ogni imputato e quindi anche il condannato, non può presentare personalmente un ricorso in cassazione. Così la doppia bocciatura: prima ancora della richiesta di tornare ad effettuare attività sportive, quello di rendere inammissibile il ricorso. Una mazzata per il baby boss che ora non potrà più giocare a calcio. Cosa abbia spinto il magistrato a negargli il pallone per ora non è ancora chiaro: secondo alcune indiscrezioni il giovane erede dei Gionta si intratteneva a discutere con alcuni detenuti, alcuni della sua città. La partita nel cortile del carcere e l’ora di libertà per praticare l’attività sportiva era forse l’occasione per entrare in contatto con altri detenuti, per prendere notizie, per darne. C’è chi ha avuto questo sospetto e ha deciso così di vietare al rampollo l’attività ricreativa sportiva.  Valentino Gionta jr fu arrestato nel 2014: i carabinieri lo trovarono in un appartamento del rione Provolera, di Torre Annunziata, a pochi passi da palazzo Fienga. Si era nascosto in una botola ricavata appositamente nelle pareti per fungere da nascondiglio (dietro un finto frigorifero). All’uscita dalla caserma dell’Arma sorrideva lanciando baci e saluti a chi lo attendeva in strada.

Quel ragazzino oggi è recluso in carcere, è considerato uno degli eredi, assieme a Savatore Paduano e Gaetano Amoruso, uno dei gli eredi della cosca. A sancirlo fu proprio il padre, Aldo, con una lettera che gli fu inviata e nella quale il trio «dei tre terribili» – come li ha definiti nelle ultime rivelazioni il pentito Michele Palumbo accusandoli peraltro dell’omicidio di Giuseppe Veropalumbo, il meccanico ucciso la notte di San Silvestro da un proiettile vagante – ricevevano direttive su come diventare dei boss «Per adesso pensi a fare i soldi. Anzi, digli a Tatore che io avanzo 26 mila euro per gli avvocati. Poi tutti e tre imparate a sparare mitra, fucili e kalashnikov. Imparatevi in posti dove non vengano sbirri, cioè le guardie. Poi quando sapete usarli bene vi dirò io cosa fare. Fatti furbo non parlare con nessuno che ci sono microspie e poi la gente se la canta. Ascoltami, non fare nulla per adesso. Ti bacio forte a te, Gaetano e Tatore». Valentino aveva 17 anni, davanti ai suoi occhi erano già sfilati decine di morti. Tatore è il soprannome di Salvatore Paduano, considerato uno dei luogotenenti di Aldo Gionta, pure lui in carcere. Valentino, arrestato dalla squadra mobile di Napoli per tentato omicidio ed estorsione ad alcuni imprenditori della zona, è stato condannato a tre anni di reclusione. Quando fu condotto in carcere a Napoli, nella tarda primavera del 2009, Valentino jr ebbe l’onore di essere atteso e accompagnato da tutto il clan nell’istituto per i minori di Nisida. Poi la latitanza e infine l’arresto. Ora il divieto di giocare a pallone. Un pallone che aveva usato ancora prima di imparare ad impugnare le armi da guerra e fare estorsioni.