Elena Pontoriero

Il ruolo di lady Molinari. La moglie del boss ‘o lione intermediaria del clan

Elena Pontoriero,  

Il ruolo di lady Molinari. La moglie del boss ‘o lione  intermediaria del clan

Un profilo criminale di spessore quello di Annamaria Molinari, lady marijuana, moglie del boss Leonardo Di Martino, ‘o lione. Un ruolo importante e decisivo ricoperto nel clan di Iuvani, alleato non soltanto con le organizzazioni criminali della zona, Afeltra di Pimonte e D’Alessandro di Castellammare di Stabia, ma anche con le ‘ndrine calabresi. Accordi stretti da Annamaria Molinari, finita dietro le sbarre dopo la condanna definitiva per il processo Golden Gol. “Graziata”, invece, per il commercio di droga dalla Turchia con approdo in Calabria. Quello che accomuna i due filoni di indagine è proprio il possibile ruolo assegnato alla moglie del boss Leonardo Di Martino. Un ruolo di intermediazione con gli affiliati per mantenere attivi i sodalizi, utili anche e soprattutto durante le latitanze. E’ stata Annamaria Molinari, infatti, prima ancora del figlio Antonio Di Martino, a darsi alla macchia per 9 mesi, fino alla resa avvenuta a marzo del 2017.

Tecnicamente era irreperibile: la donna non si era fatta trovare dai carabinieri che erano andati a notificarle l’ordine di carcerazione emesso dalla Corte d’Appello di Napoli, dopo che la condanna incassata nell’ambito del processo “Golden Gol” era diventata definitiva. Dalla fine di giugno 2016 la moglie del capoclan di Iuvani aveva fatto perdere le sue tracce. In effetti, Annamaria Molinari era stata coinvolta, insieme al marito e ai figli Michele e Fabio, nella maxi-inchiesta della Dda di Napoli, denominata Golden Goal e culminata nel blitz dell’autunno 2010. Accanto al giro di scommesse truccate gestite dal clan D’Alessandro di Castellammare, di cui i Di Martino sono divenuti alleati negli anni tra il 2008 e il 2009, l’Antimafia diede anche un nome e un volto ai responsabili delle maxi-piantagioni di marijuana sui terreni demaniali dei monti Lattari: quello dei Di Martino, appunto, la famiglia che ha la sua base operativa a Iuvani, frazione al confine tra Gragnano e Pimonte. Nello specifico, Annamaria Molinari sarebbe stata il tramite degli ordini partiti dal marito Leonardo Di Martino. “Pizzini” usciti dal carcere attraverso la donna e utili per organizzare le attività illecite. Condannata a 5 anni di reclusione, ridotti per buona condotta, lady marijuana uscirà tra un anno e potrebbe, a questo punto, essere considerata la reggente del clan Di Martino, data la continuata assenza del figlio Antonio Di Martino, a sua volta in fuga dal 5 dicembre 2018.

Al telefono con le ‘ndrine

Nella ricostruzione dei fatti della Dda reggina, nell’affare denominato “droga dalla Turchia”, era proprio Annamaria Molinari a combinare appuntamenti e incontri per l’approvvigionamento dello stupefacente. Contatti con gli affiliati della potente cosca di San Luca, in Calabria, per organizzare gli spostamenti verso la Campania.Mesi di intercettazioni avevano portato gli inquirenti a disegnare le nuove rotte della droga attive sin dalla fine del 1997.Uno dei passaggi basilari, dei rapporti tra ‘ndrine e camorra, è contenuto nella sentenza di secondo grado del Tribunale di Locri, che si era chiusa con la condanna a sette anni di reclusione per Annamaria e Mario Molinari, moglie e cognato del boss di Iuvani. «I contatti emergevano dalle telefonate intercettate dell’8 e del 14 ottobre, del 25 e del 28 novembre 1997 fino all’operazione del primo dicembre 1997, che portava all’arresto di Antonio Di Martino (figlio di Annamaria Molinari) per il possesso di 475 grammi di cocaina. L’8 ottobre 1997, Salvatore Manglaviti si sentiva più volte coi Molinari per concordare la cessione di droga, giorno nel quale Manglaviti si recava presso il carcere di Carinola per incontrare il Molinari.

Il Molinari era stato più volte cercato dal Manglaviti e dal Pelle, al punto da meritare un incontro in Carinola.Il 14 ottobre, Manglaviti, Sebastiano Pelle (affiliati alla cosca di San Luca) e i campani si incontravano per stabilire i termini della cessione. Ciò si desumeva dalla telefonata del 14 ottobre 1997 riferiva al chiamato che era arrivato “[…] quello dei dolci […]”, chiaro riferimento al Manglaviti, notato assieme al Pelle sotto casa dei Molinari. Il 25 novembre 1997, con fare criptico, al figlio Antonio Di Martino che le chiedeva di sapere il luogo dell’appuntamento, Annamaria Molinari rispondeva “[…] la sposa deve ancora arrivare?…”; sempre lei poco dopo, alla luce delle difficoltà del figlio di trovare il luogo prefissato, gli comunicava quanto appreso. Annamaria Molinari partecipava attivamente all’affare, contribuendo all’organizzazione dell’incontro. La consegna era concordata per la data 10 dicembre 1997, vicenda che si concludeva con l’arresto del figlio Antonio Di Martino».