Quando Young Signorino uccise l’indie rock

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Quando Young Signorino uccise l’indie rock

Achille Lauro ripudiato dalla famiglia Tenco

di Rocco Traisci

Avevo scritto una cosa bugiardissima e ottusa, di cui mi sono subito pentito perché nascondeva la vera verità. E cioè che – nel buio recesso della mia mente – il mini live (5 brani) dello scorso 23 agosto di questo eccentrico ragazzino di Cesena mi è piaciuto assai. Per vivacità, immagine, presenza scenica. In mezzo a quel po pò di mammasantissimi (Morgan, Vinicio, Neri Marcorè, Raiz), il personaggio più discusso della nascente scena trap spaccò la penultima notte dello Sponz (lo scorso 23 agosto) con una vampata di sano surrealismo contemporaneo. Il suo linguaggio fuori gara è un colto riferimento al cut-up, ma soprattutto è un canto senza lagne, zuccheri filati e finali stucchevoli a vocale aperta (meee, teee, beee). Un approccio che oltrepassa il concetto di pop music, lo dileggia e se ne serve. Tutto il peggio che si è detto, scritto e pensato di lui è “venuto alla carne”, come direbbe Cioran. E Young Signorino m’ha fatto, mi ha rapito, mi ha messo alle corde. E’ la verità. Paolo Caputo (in arte YS), appena ventenne ma già orlato di famigerata stampa maudit, schiaffeggia l’artiglieria pesante dell’indie rock con un’attitudine controrivoluzionaria verso il palco, il pubblico e l’ascolto. Le sue hit hanno titoli allarmanti (Dolce Droga, La Danza dell’Ambulanza, Coma Lover), le esibizioni dal vivo destano scandalo e antipatie, aprono polemiche e rivolte social da parte dei genitori ma il suo “nulla cosmico” parla ‘dentro’ e non ‘intorno’ al mondo degli adolescenti. Il che non rassicura, sia chiaro, ma – a livello culturale – apre insolite tecniche di scrittura creativa. Non so se si tratti di un cantante, un filosofo, uno scemo di guerra o fenomeno da showbiz ma ciò che ho adesso tra le mani è un meraviglioso rompicapo: l’homme approximatif di Tristan Tzara, i ritratti meccanici di Picabia, le provocazioni di Marilyn Manson e il no-future di Sid Vicious danno luogo a una minacciosa e solitaria irruzione situazionista. Eppure chi l’avrebbe mai detto – nonostante l’iniziale e perdurante pregiudizio – che un millenials tatuato sulla faccia mi costringesse a profanare il cadavere del dadaismo?I nervi del mio disinteresse si sono contorti nel sarcasmo più becero e reazionario, fino allo sfinimento e alla definitiva resa dei conti. Era dai tempi dei Gronge che il sangue non ribolliva così denso di macerazioni. Tra le paludi del vallone Sponz ho sentito persino l’urticante prurito dell’acne giovanile. Purtroppo o fortunatamente erano solo zanzare.