Ciro Formisano

Omicidio Scarpa. «Gionta ci confidò la vendetta»

Ciro Formisano,  

Omicidio Scarpa. «Gionta ci confidò la vendetta»

TORRE ANNUNZIATA – La condanna a morte per Natale Scarpa, ras dei Gallo-Cavalieri ucciso nel 2006 davanti allo stadio Giraud di Torre Annunziata, è arrivata direttamente dal carcere. A firmarla sarebbe stato Aldo Gionta, il boss poeta figlio di don Valentino. E sempre in carcere il capoclan di via Bertone avrebbe confessato a un suo compagno di cella – oggi pentito – di aver armato la mano dei sicari di Palazzo Fienga per vendicare l’affronto subito da suo figlio, Valentino Gionta junior. Sono i nuovi elementi emersi dall’ultima udienza del processo d’appello che vede imputato il boss di Torre Annunziata. Davanti ai giudici del tribunale di Napoli, infatti, sono stati ascoltati cinque collaboratori di giustizia. Gli stessi pentiti le cui dichiarazioni, in primo grado, sono state ritenute contrastanti dal collegio giudicante. Al punto che Aldo Gionta, accusato di essere il mandante dell’omicidio di Natale Scapra, è stato assolto. Ma l’Antimafia ha presentato ricorso.

E nell’ultima udienza del processo di secondo grado ha calato il jolly: le nuove dichiarazioni che potrebbero aggravare la posizione del padrino. La svolta è rappresentata, in particolare, dai racconti inediti di due pentiti. Racconti che aggiungono nuovi retroscena ai verbali finiti agli atti del processo di primo grado che si è svolto con rito abbreviato. Di fatto è la prima volta che questi collaboratori vengono ascoltati in aula per parlare del delitto Scarpa. Le voci che accusano Gionta sono quelle di due ex fedelissimi. Michele Palumbo, alias “munnezza”, killer di punta del commando armato di Palazzo Fienga e autore di decine di delitti per conto dei Valentini. E poi Francesco Raimo, ‘o castellone, assassino dei Birra-Iacomino di Ercolano, la cosca alleata con i Gionta e con i Chierchia che puntava a estendere il proprio dominio sull’intera provincia di Napoli. I due collaboratori, interrogati dal procuratore generale, hanno svelato particolari importanti. Palumbo, da ex componente della cupola di Palazzo Fienga, ha raccontato delle confidenze raccolte da Umberto Onda e Pasquale Gionta. I due boss, infatti, avrebbero detto a Palumbo che l’omicidio fu ordinato proprio da Aldo Gionta. Ancor più importanti le parole di Raimo. L’ex sicario dei Birra ha raccontato di quando ha condiviso, per un periodo, la cella con il boss poeta di Torre Annunziata. In quella circostanza – l’accusa del pentito – Gionta gli avrebbe confessato di aver fatto uccidere Scarpa per vendicare il fatto che il ras dei Cavalieri aveva schiaffeggiato suo figlio, all’epoca minorenne.

Secondo l’Antimafia, infatti, il movente del delitto sarebbe riconducibile proprio a quella lite con il giovane rampollo della cosca. Scarpa è stato ucciso il giorno di Ferragosto del 2006. Colpito da una raffica di colpi in pieno giorno. Per questo omicidio è stato processato e assolto, in Appello, Pasquale Gionta, anche lui indagato in prima battuta. A novembre è fissata la prossima udienza del processo. Salvo colpi di scena è prevista la requisitoria del procuratore generale.