Andrea Ripa

In classe entrano i migranti. La scuola dell’integrazione

Andrea Ripa,  

In classe entrano i migranti. La scuola dell’integrazione

SAN GIUSEPPE VESUVIANO – Al primo banco dell’aula grande della Casa Canonica dei padri Giuseppini c’è una bimba con gli occhi a mandorla e un sorriso contagioso che stringe la mano a un’anziana signora, anche lei di origini asiatiche. Vivono nella Chinatwon del Vesuvio e dopo anni passati nell’ombra hanno deciso di chiedere informazioni. «Vogliamo imparare», dicono in un italiano stentato ai volontari che aprono le porte. Dietro di loro lo sguardo penetrante e lucidi di una giovane donna bengalese, coperta dal burqa, basta per raccontare la storia di una cittadina che non vuol più sentirsi emarginata.Sono in aula per la prima lezione di italiano che prof, ed ex prof volontari, terranno loro per la prima giornata della “scuola dell’integrazione” che volontari e Caritas hanno deciso di allestire a San Giuseppe Vesuviano. Insieme a loro c’è un padre di famiglia, arriva dal “rione-ghetto” della città vesuviana, ha le mani ancora sporche di pittura. Smessi i panni dell’imbianchino di fortuna, è pronto a stringere la penna tra le mani. Fa parte anche lui del gruppo di studio.

Nel primo comune leghista del sud Italia c’è un progetto di integrazione e inserimento che va al di là di barriere e religioni, che mischia credenze, simboli e tradizioni con un solo grande obiettivo: avvicinare quanto più possibile le diverse culture che si nascondono nei vicoli della periferia sangiuseppese, una città che è un minestrone di lingue e religioni. Nella scuola della Caritas destinata agli stranieri sono cento gli alunni delle 4 classi allestite da volontari e parroci. In classe ci sono cinesi, ucraini, bengalesi, venezuelani, colombiani e marocchini. La coordinatrice e promotrice dell’iniziativa di solidarietà è Raffaela Miranda, sostenuta dalle maestre Mena e Pina che le danno manforte e dal prof. Tufano. Un progetto reso possibile grazie all’impegno di padre Rosario Avino, direttore della comunità dei padri giuseppini del Murialdo di San Giuseppe Vesuviano. Il progetto è nato quest’anno ed è totalmente gratuito, volontari e Chiesa hanno messo a disposizione degli studenti professionalità, locali e materiale didattico. Le lezioni si tengono ogni sabato pomeriggio, in aula migranti ed extracomunitari arrivati all’ombra del Vesuvio per cercare fortuna.

Tanti disoccupati che sperano di poter trovare lavoro imparando una nuova lingua.Nella grossa aula c’è anche un crocifisso – d’altronde si tengono nei locali della parrocchia – ma chi chiama Dio con il nome di Allah, o con altri nomi, quasi non ci fa caso. Non conta. Sono lì per studiare. «Qui abbattiamo le barriere», spiegano i volontari della scuola per stranieri. «Ci si unisce intorno al tavolo per imparare e unire». Si insegna italiano e un po’ di storia, sia orale che scritto. Un modello di integrazione semplice, lontano dagli spot urlati ieri dalle piazze di mezza Italia dai leader politici di questo o quel partito. Nella prima Pontida del Mezzogiorno d’Italia si aprono le porte della cultura e dell’unione, nel difficile – ma non impossibile – tentativo di insegnare una lingua a chi, senza iniziative del genere, rischierebbe di restare un emarginato a vita.