Torre del Greco, schiaffo alla storia dell’Immacolata: prima tappa nell’ex fortino del clan

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, schiaffo alla storia dell’Immacolata: prima tappa nell’ex fortino del clan

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Torre del Greco. E’ stata presentata come un’idea dei portatori, ma a «convocare» il sindaco Giovanni Palomba a Santa Croce è stato direttamente il parroco della basilica. Pronto a illustrare una proposta destinata a tenere banco fino al prossimo 8 dicembre, quando il carro dell’Immacolata – una volta uscito in piazza – potrebbe prendere la strada della zona porto anziché imboccare, come da tradizione, via Salvator Noto e via Roma. Una vera e propria rivoluzione del percorso, dettata dalla necessità di evitare di penalizzare – in caso di improvvise piogge durante il corteo religioso – sempre le stesse zone della città. Così, secondo l’ipotesi ora al vaglio dell’amministrazione comunale, a partire dall’edizione 2019 il tragitto della Madonna potrebbe variare a seconda del calendario: gli anni pari il carro trionfale seguirebbe il percorso «tradizionale» e gli anni dispari, invece, invertirebbe il senso di marcia. Facendo prima rotta su corso Garibaldi – l’ex fortino della camorra oggi trasformato dai lavori di riqualificazione promossi all’epoca dell’ex sindaco Ciro Borriello e dagli investimenti di diversi privati nel settore della ristorazione – per poi chiudere nel centro storico.

Il summit in chiesa

La proposta è stata discussa durante un incontro «ristretto» a Santa Croce tra don Giosué Lombardo e lo storico figlioccio della Dc all’ombra del Vesuvio. A cui, sostanzialmente, il parroco – protagonista di una lite con i portatori durante l’edizione del 2017, passata alla storia per la mancata benedizione al rientro del carro trionfale in basilica – avrebbe manifestato l’idea lanciata da una folta delegazione dei 500 fedeli chiamati a portare l’Immacolata in processione. «Alternando ogni anno il senso del corteo religioso – l’ipotesi promossa dai portatori attraverso il sacerdote – si potrebbero garantire a tutta la comunità le stesse possibilità di assistere al passaggio del carro trionfale». Con buona pace di una storia nata nel 1861 e portata avanti con passione e devozione per 157 anni. E proprio il sindaco evidentemente affetto da decidofobia – la paura di prendere provvedimenti netti e certi – rischia di essere ricordato come il politico capace di fare cambiare strada alla Madonna. «Ho appreso della proposta da don Giosué Lombardo – conferma Giovanni Palomba -. Si tratta di un’idea dei portatori a cui guardo con favore. Sia perché consentirebbe di cancellare ogni dubbio su eventuali “discriminazioni territoriali” sia perché consentirebbe di liberare prima la zona e di consentire ai ristoratori di lavorare regolarmente». Insomma, un ragionamento da perfetto commerciante: prima gli affari, poi la fede. Tutto subordinato, ovviamente, al fattore sicurezza. Non a caso a breve è in programma il primo incontro ufficiale con le forze dell’ordine per affrontare il tema della processione: «Il prossimo 5 novembre ci sarà il tavolo istituzionale – spiega il primo cittadino -. Ogni decisione sulla vicenda dovrà essere concordata con chi si occupa dell’ordine pubblico».

I veleni del 2017 e 2018

Perché – al netto delle «nobili motivazioni» alla base della proposta avanzata dai portatori – nessuno ha dimenticato la turbolenta edizione del 2017, quando si registrò un episodio mai visto il giorno dell’Immacolata. Una lite tra don Giosué Lombardo e un gruppo di portatori – legata, appunto, al passaggio del carro trionfale in corso Garibaldi in un momento in cui la pioggia sembrava minacciare la statua della Vergine – portò allo strappo tra parroco e fedeli, con i secondi pronti a ignorare l’ordine del sacerdote rientrare in basilica. Alle 16, poi, la mancata benedizione scatenò il caos in sagrestia. Con gli agenti di polizia costretti a calmare non senza difficoltà i portatori. Lo scorso anno, invece, una «salvifica» pioggerellina evitò qualsiasi polemica sul passaggio nell’ex fortino del clan in cui un tempo abitava la famiglia del super-boss Giuseppe Falanga: la processione si interruppe all’altezza di via Diego Colamarino, evitando così la zona porto. Una circostanza evidentemente rimasta impressa ai fedeli del quartiere, ora pronti a presentare la «soluzione» per evitare qualsiasi tipo di discriminazione territoriale.

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