Elena Pontoriero

Gli arresti non fermano il clan. Tre boss comandano a Iuvani

Elena Pontoriero,  

Gli arresti non fermano il clan. Tre boss comandano a Iuvani

L’assenza dei vertici del clan di Iuvani, tra carcere e latitanza, non ha fermato certo gli affari della famiglia Di Martino. Un business basato sulla filiera delle droga, quello che ha fatto crescere e ingrandire il “club” della malavita che sui Lattari ha messo solide radici, ma che si è poi esteso con una ramificazione di sodalizi. Equilibri che potevano essere messi in discussione a causa delle lunghe detenzioni, come quella dell’indiscusso capoclan Leonardo Di Martino, ‘o lione, braccio destro di Umberto Mario Imparato. Dagli anni Ottanta il padrino di Iuvani si è fatto spazio tra le organizzazioni criminali della zona, seguito direttamente dai familiari. E’ nel processo Golden Gol che compare anche la moglie, Annamaria Molinari, 54 anni, attualmente detenuta nel carcere di Pozzuoli. Un ruolo di tutto rispetto per “lady marijuana” che, secondo i rapporti della Dda di Reggio Calabria, era stata incaricata di mantenere i rapporti con le ‘ndrine grazie ai contatti avviati in carcere. Condannata a 5 anni di carcere per un residuo di pena, Annamaria Molinari uscirà tra un anno, grazie a uno “sconto” per la buona condotta. In assenza dei genitori, la gestione degli affari di Iuvani era saldamente nelle mani di Antonio Di Martino, 38 anni, figlio della coppia finita dietro le sbarre. Considerato il reggente del clan, ha dovuto lasciare il feudo della cosca per sfuggire agli arresti del 5 dicembre 2018.

Una fuga che continua ancora oggi e che lo ha fatto finire nell’elenco dei dieci latitanti più pericolosi. Non si esclude che anche dai nascondigli la primula rossa possa in qualche modo continui a dettar legge su come portare avanti l’attività di famiglia. In carcere, sempre per spaccio, è finito invece Fabio Di Martino, fratello minore di Antonio. Per lui le porte del penitenziario si sono aperte all’indomani dell’operazione denominata “Terra delle Sirene” che ha sgominato la rete del traffico di droga prodotta su monte Faito e sui Lattari e diretta in penisola Sorrentina. Una vicenda che a breve vedrà la celebrazione dell’udienza preliminare per molti dei personaggi coinvolti. In libertà restano invece gli altri figli di Leonardo Di Martino, due dei quali, negli anni passati, hanno comunque conosciuto le galere. Il reato contestato a tutti, o quasi, è quello di narcotraffico e di produzione di sostanza stupefacente. Maxi-piantagioni di marijuana, che hanno fatto la ricchezza delle organizzazioni criminali dei Lattari.Per Antonio Di Martino però la posizione è più complessa, perché il reggente del clan, sparito da Iuvani, dovrà rispondere di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Una vicenda di racket ai danni di un amministratore di un pastificio di Gragnano, sotto la minaccia degli esponenti dei due clan alleati, Di Martino e D’Alessandro di Castellammare di Stabia.

I Di Martino sono strettamente imparentati anche con gli Afeltra, clan attivo a Pimonte e a sua volta legato da vincoli di sangue con i Gentile di Agerola. Cosche storiche dei Lattari che nonostante la detenzione dei capi, riescono a mantenere un rigido controllo criminale dei rispettivi territori. Clan i cui organigramma cambiano anche in base alle misure cautelari applicate agli esponenti dei vari sodalizi. Adesso, secondo l’Antimafia, il feudo di Iuvani è comandato da tre boss. Menti e braccia che portano avanti attività e alleanze criminali.