Elena Pontoriero

Nell’era social sceglie la clausura. Storia di Maria, suora a 27 anni

Elena Pontoriero,  

Nell’era social sceglie la clausura. Storia di Maria, suora a 27 anni

Ha lasciato l’università per seguire la vocazione: avrebbe indossato un camice invece ha preferito il velo «Quando ho detto a mia madre che avrei trascorso la mia vita in convento è andata in depressione» E’ seduta davanti all’altare della chiesa di San Bartolomeo con lo sguardo rivolto in su, verso la teca che rappresenta il Santissimo Sacramento. Da ieri Maria Giovanna Alfano, 27 anni di Sant’Antonio Abate, ha scelto di lasciare il suo mondo fuori le porte del convento delle suore di clausura di Castellammare di Stabia. La sua vocazione è stata più forte di una realtà più leggera, dove i social la fanno da padrona. Nell’era della comunicazione a tutti i costi e con tutti i mezzi, suon Maria Giovanna del Santissimo Sacramento ha scelto il silenzio e la sola voce della preghiera. Una decisione maturata da sei anni, quelli bastati per essere sicura di rinunciare, anche alla famiglia.

«A 21 anni mi sono iscritta all’Università Federico II di Napoli con indirizzo Biologia della Nutrizione. I miei studi sono terminati quando ha avuto inizio la vita contemplativa – racconta la novella suora di clausura – Ho provato a bussare al convento delle suore clarisse di Napoli però mi sono persa. Non riuscivo a trovare l’ingresso e mentre vagavo ho incontrato una signora che mi ha indicato il monastero di Castellammare di Stabia, lì aveva una zia suora. Ho cominciato il noviziato il 6 gennaio del 2017 e a ottobre dello stesso anno ho fatto ingresso al monastero della suore di clausura della città stabiese». Un cammino in salita per Maria Giovanna Alfano, perché non è stato semplice spiegare ai genitori e al fratello che lei sarebbe andata via, neanche troppo lontano, ma una porta chiusa li avrebbe divisi per sempre. La clausura è rigida, le regole sono restrittive.

Nessun contatto con l’esterno e pochi minuti sono concessi in parlatorio per salutare i parenti. Niente specchi, l’immagine non va curata. Va curata l’anima. Le voci si uniscono solo durante le preghiere, poi il silenzio. Niente scambi di opinioni e le giornate sono piene di appuntamenti solo e soltanto per le orazioni. Le stanze, le celle, sono vuote e arredate solo con l’essenziale. Confinate in un monastero mentre la vita fuori va avanti. Niente tv, niente dispositivi tecnologici, o forse solo un pc ma utilizzato da una sola suora. «Quando ho annunciato la mia scelta mia madre è andata in depressione – dice suor Maria Giovanna – E’ stata dura far comprendere ai miei genitori la mia scelta. Ma oggi (ndr) sono con me e riescono a gioire di me». Una figlia che vedranno su appuntamento, ma lei pregherà per loro. Una scelta di vita che, però, avrà un periodo di “prova” di tre anni prima di trasformarsi in definitiva. «Suor Maria Giovanna del Santissimo Sacramento è il nome che le è stato assegnato: oggi infatti si cerca di conservare il nome di battesimo, per sottolineare l’importanza della vocazione cristiana fondamentale» chiarisce il vescovo monsignor Franco Alfano. «Il cammino che ha percorso fin qui le ha fatto vivere le prime tappe del discernimento e poi il tempo del noviziato, durante il quale ha potuto conoscere meglio la Regola di vita delle Adoratrici e inserirsi nella comunità, composta da un piccolo gruppo di monache anziane aiutare da alcune consorelle giovani provenienti dal Messico.

La professione religiosa di suor Maria Giovanna ora la impegna per 3 anni, prima che dietro sua libera domanda e con l’accettazione della comunità diventi perpetua: un segno di speranza che ci fa guardare al futuro con fiducia», conclude il vescovo. Nelle celle del monastero stabiese sono rimaste soltanto 4 suore di clausura anziane, accudite da “sorelle” venute da lontano, perché quella vita restrittiva è stata scelta l’ultima volta ben 47 anni fa.