Torre del Greco, sparò e ridusse Antonio in fin di vita: già scarcerato il rapinatore-killer

Salvatore Piro,  

Torre del Greco, sparò e ridusse Antonio in fin di vita: già scarcerato il rapinatore-killer

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Torre del Greco. Tentato omicidio per rapina, scarcerato il baby-sicario che ridusse in fin di vita il giovane marittimo Antonio Malinconico. I giudici della IV sezione della Corte d’Appello di Napoli hanno concesso il beneficio degli arresti domiciliari a Ciro Immobile, il ventiduenne originario di Pompei che il 27 dicembre del 2016 prese parte al brutale raid messo a segno al rione Raiola con la complicità di un commando composto da cinque ragazzini. Compresi tre minorenni imparentati con esponenti di spicco del clan camorristico Gallo-Limelli-Vangone. Vittima dell’efferato agguato, appunto, Antonio Malinconico, il marittimo di 20 anni «colpevole» di aver difeso il proprio scooter Honda Sh 300 dall’assalto del commando di baby-rapinatori. Quell’assurda sera il ventenne è insieme alla sua fidanzata, a due passi da un noto bar della zona Vesuviana frequentato dalla movida cittadina. I banditi avvicinano la coppia all’esterno del locale per rubare lo scooter al marittimo.  Antonio Malinconico si ribella con coraggio, provando a difendere la sua ragazza. Ma è tutto inutile. Parte, infatti, un lungo inseguimento prima lungo via Circonvallazione e poi in via Cesare Battisti e due rapinatori – Ciro Immobile e Michele Panariello – esplodono contro il conducente dello scooter, arrivato sotto casa, tre colpi di arma da fuoco da distanza ravvicinata. I rapinatori colpiscono prima alla caviglia e poi al torace. Infine, il commando abbandona la vittima in una pozza di sangue davanti a una pizzeria del rione Raiola. Le conseguenze per Antonio Malinconico sono devastanti. La vicenda ha strascichi in sala operatoria prima che in tribunale. Il giovane marittimo di Torre del Greco subisce l’asportazione della milza e una serie di interventi per salvargli l’intestino. Mentre i carabinieri della caserma Dante Iovino, nel maggio del 2017, arrestano i primi cinque componenti della banda. Alcuni dei fermati sono minorenni e vicini a famiglie di camorra. Per tutti le accuse sono pesantissime:  tentata rapina, tentato omicidio, porto abusivo di armi comuni e da guerra. Il cerchio si chiude il 5 febbraio del 2018 con le manette strette ai polsi di Luigi D’Acunzo, ventenne di Torre Annunziata, ritenuto dagli investigatori l’ultimo componente oltre che il presunto capo della banda armata. I tre minorenni del commando sono già stati condannati in primo grado. Un verdetto esemplare, a marzo del 2018, è inflitto anche nei confronti di Ciro Immobile, condannato a 10 anni di reclusione, poi ridotti a 7 anni e quattro mesi in Appello. Ieri, infine, l’ultima decisione dei giudici, che hanno inoltre ribaltato un precedente “no” della Cassazione alla richiesta di domiciliari per Ciro Immobile. «La Corte ha accolto la tesi difensiva che puntava sull’assenza di attualità delle più gravose esigenze cautelari», il commento del legale di fiducia di Ciro Immobile, l’avvocato Antonio Iorio. Il baby-sicario, che quasi uccise Antonio Malinconico, da oggi sconterà quindi la condanna agli arresti domiciliari in provincia di Benevento, in modo da restare lontano dagli «ambienti criminali» in cui venne progettato il raid criminale capace di insanguinare le feste di Natale del 2016 all’ombra del Vesuvio. ©riproduzione riservata