Vincenzo Lamberti

Castellammare, i colletti bianchi stabiesi nel mirino di tre pentiti

Vincenzo Lamberti,  

Castellammare, i colletti bianchi stabiesi nel mirino di tre pentiti

CASTELLAMMARE DI STABIA –  Le parole di tre pentiti per riscrivere la storia criminale, ma anche quella imprenditoriale di Castellammare. Sono i verbali dei collaboratori di giustizia della Direzione Distretuale Antimafia, Salvatore Belviso, Renato Cavaliere e Raffaele Polito gli assi nella manica dell’Antimafia per capire cosa sia realmente accaduto a Castellammare nel periodo che va dai primi anni 2000 ad oggi. Parole raccolte nei 180 giorni di deposizioni previste dalla legge, nel corso dei quali Belviso, Cavaliere e Polito hanno raccontato di un sistema. Non solo quello criminale, del quale avrebbero dovuto conoscere ogni angolo. Ma anche e soprattutto di quello legato all’imprenditoria, al ruolo dei colletti bianchi, alle figure economicamente rilevanti di Castellammare.

I blitz dell’Antimafia. Nel giro di un anno, anche grazie e soprattutto al ruolo dei collaboratori di giustizia, sono scattati due blitz importanti. Uno, Olimpo, quello che ha portato in cella diversi boss della camorra tra Castellammare, Pompei e i Monti Lattari oltre a due imprenditori. Poi, sono arrivati anche gli arresti che hanno portato in cella Alfonso Cesarano, titolare dell’omonima azienda che si occupa di onoranze funebri, spedendo anche ai domiciliari diversi esponenti della sua famiglia. E’ dai verbali dei pentiti, dunque, che l’Antimafia ha raccolto le basi per una serie di indagini destinate a cambiare il volto della storia economica della città. Il ruolo dei pentiti. Ma chi sono i pentiti che stanno tratteggiando i rapporti tra imprenditoria e camorra, tra colletti bianchi e criminalità, facendo di fatto tremare anche tutto il sottobosco dei rapporti tra clan e faccendieri che hanno sempre fatto la storia della forza di una cosca sul territorio? Rispondono al nome di Raffaele Polito, Salvatore Belviso e Renato Cavleliere.

Non sfuggirà a chi conosce e scrive di camorra che si tratta dei 3 componenti (su 4) dell’omicidio del consigliere comunale del Pd di Castellammare Gino Tommasino, avvenuto in viale Europa il 3 febbraio del 2009. All’appello, dunque, tra le gole profonde, mancherebbe solo Catello Romano che dopo un primo timido pentimento ha deciso di non collaborare con la giustizia e farsi i 30 anni di cella cui è stato condannato. Dunque, a scrivere la storia criminale della città, a raccontare dei rapporti con i colletti bianchi, le aziende amiche e quelle nemiche, è di fatto il gruppo di fuoco che faceva capo ad Enzo D’Alessandro.

Il rampollo del superboss Michele che, uscito di prigione, stilò la black list nella quale indicò tutti i nemici da eliminare. E diversi omicidi, infatti, vennero eseguiti con ferocia dla gruppo di fuoco formato da Belviso, Cavaliere e Polito. Tutti, poi, pentiti in poco tempo. Ed ora, sono sempre loro, quelli che prendevano ordini da D’Alessandro a raccontare ciò che accadeva in città e come il clan gestiva il potere economico e criminale. Indagini poi supportate da attività investigative che, fino al 2016, hanno consentito di ridisegnare la mappa del potere in città. Nell’attesa, poi, che altre indagini facciano capire anche cosa sia accaduto realmente dal 2016 ad oggi. E’ quest’ultimo step, infatti, che potrebbe cambiare radicalmente la conoscenza dei fatti su un territorio ad alta densità camorristica. E’ di questi ultimi tre anni che si deve tornare a raccontare e parlare per capire come si stiano evolvendo equilibri su un territorio complesso e difficile.