Vincenzo Lamberti

Accusato di stupro: in cella da innocente, assolto da giudici donna

Vincenzo Lamberti,  

Accusato di stupro:  in cella da innocente,  assolto da giudici donna

CASTELLAMMARE DI STABIA – Per sei mesi è stato rinchiuso nelle celle del carcere di Poggioreale. Per altri quattro, invece, è finito ai domiciliari. Quasi un anno con addosso appiccicata l’etichetta infamante dello stupratore, dell’orco. Trecento giorni a convivere con l’immagine del maniaco ossessionato dal sesso che avrebbe abusato sessualmente di sua moglie persino davanti ai suoi figli. Un vero e proprio “mostro” per gli inquirenti. Un “innocente”, secondo il collegio composto da tre giudici donna che ieri pomeriggio lo hanno «assolto per non aver commesso il fatto». E’ l’incredibile storia che viene fuori dalle aule del palazzo di giustizia di Torre Annunziata. Il protagonista è A.F., un 56enne di Castellammare di Stabia che per vivere fa l’ausiliario del traffico.  Il 10 dicembre del 2018 l’uomo, incensurato, si ritrova ad aprire la porta all’alba. Davanti a lui c’è la Polizia. Gli devono notificare un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Le accuse sono gravissime: violenza sessuale, lesioni, maltrattamenti.

Il tutto con l’aggravante che ad assistere a quell’orrore c’erano anche i suoi figli, due ragazzini di 15 e 17 anni. La prova “madre” sono i racconti di sua moglie. La vittima che per anni, anzi decenni avrebbe subito le pulsazioni sessuali del marito. Arrivando a essere costretta con la forza a consumare rapporti sessuali nella loro casa. Un copione che – secondo la donna – si sarebbe ripetuto almeno tre volte nel giro di pochi giorni, tra il 18 e il 19 novembre del 2018. Atti sessuali, insulti, minacce, aggressioni verbali e fisiche, pedinamenti, controllo continuo del cellulare. Insomma, un vero e proprio «incubo», come ripeterà in lacrime la donna alle forze dell’ordine. Finisce anche in ospedale dove le viene certificata un’agitazione psico-motoria. «Sono trent’anni che va avanti questa storia», il succo dell’appello lanciato dalla “vittima” che qualche mese prima aveva avviato le pratiche di separazione. Per il gip non ci sono dubbi. Quell’uomo merita di finire in carcere per i “gravi indizi di colpevolezza” raccolti e per il pericolo di «reiterazione» del reato. Misura cautelare che verrà poi trasformata in arresti domiciliari a giugno di quest’anno. Intanto parte il processo. Viene ascoltata la donna, vengono sentiti i testi della polizia giudiziaria e anche gli esperti che hanno assistito la vittima. Il legale dell’imputato, difeso dall’avvocato Antonio de Martino, non molla. E al collegio presieduto dal giudice Fernanda Iannone produce una articolata memoria difensiva.

Trentaquattro pagine per dimostrare – secondo la difesa – che quelle dichiarazioni non sono attendibili e che ci sono falle evidenti nelle indagini. Il pm però la pensa diversamente. Ieri mattina, nell’ultima udienza, il pubblico ministero ha chiesto una condanna esemplare per il 56enne: 7 anni e 10 mesi di reclusione. I legali dell’imputato, ovviamente, hanno replicato invocando l’assoluzione. Nel pomeriggio la sentenza. I giudici hanno accolto la tesi della difesa. Nei prossimi mesi verranno depositate le motivazioni del verdetto. Il 56enne, nel frattempo, è stato scarcerato. «E’ la fine di un incubo per quest’uomo – commenta pochi istanti dopo il verdetto l’avvocato Antonio de Martino – E’ una vicenda che merita approfondimenti. Dal dibattimento sono emerse troppe contraddizioni tra quanto affermato dai vari testimoni. Un’indagine discutibile che ha determinato il carcere per una persona che è stata poi dichiarata innocente».