Tiziano Valle

Chalet e concessioni. Le mani della camorra sul porto stabiese

Tiziano Valle,  

Chalet e concessioni. Le mani della camorra sul porto stabiese

CASTELLAMMARE DI STABIA – Le mani della camorra sugli chalet dell’Acqua della Madonna. Intrecci tra la criminalità organizzata e gli imprenditori per le concessioni demaniali. C’è un’inchiesta aperta dalla Dda che fa tremare i colletti bianchi di Castellammare di Stabia. Perché basa la sua tesi, come già accaduto per altre indagini recenti che hanno interessato la città, su un presunto patto tra la camorra e gli imprenditori, con l’obiettivo di gestire appalti milionari oppure prendere possesso letteralmente di interi pezzi di territorio.

Lan di un’inchiesta aperta per fare luce sulle concessioni demaniali a Castellammare di Stabia emerge dagli atti di un’altra indagine che riguarda il commercialista napoletano Alessandro Gelormini. Coinvolto in un episodio di corruzione e agli arresti domiciliari dallo scorso settembre, il professionista contattò l’imprenditore sorrentino Salvatore Di Leva (che ha interessi anche nella cantieristica a Castellammare). Secondo gli investigatori quella telefonata era finalizzata a concordare una versione da fornire agli investigatori, per alcune intercettazioni in cui si discuteva proprio delle concessioni demaniali a Castellammare di Stabia.Gli atti dell’inchiesta relativa a Gelormini, dunque, confermano che la magistratura ha acceso i riflettori sulle concessioni. Circostanza che era già emersa lo scorso luglio, quando le forze dell’ordine piombarono nelle stanze del presidente dell’Autorità Portuale, Pietro Spirito, per acquisire una lunga sfilza di documenti, nell’ambito di un procedimento già aperto per turbativa d’asta nell’assegnazione ed aggiudicazione di concessioni demaniali nel porto di Napoli.

L’indagine

E’ il 18 luglio 2019. I militari della guardia costiera piombano sia nell’appartamento di Roma che di Napoli, oltre che presso gli uffici di Pietro Spirito, presso gli uffici dell’Autorità Marittima per acquisire atti, documenti e materiale informatico. L’inchiesta parte dai sospetti su una concessione demaniale concessa alla società TTline, presso il porto di Napoli. Ma a partecipare – tra gli altri – alle perquisizioni disposte dalla Procura sono anche gli uomini della Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia. Tra gli atti sequestrati dai militari ci sono anche quelli relativi alle concessioni a mare concesse nel porto stabiese.I pm mettono nel mirino la gestione degli appalti e già nell’operazione scattata a maggio 2019, finisce nei guai un imprenditore di Castellammare di Stabia. Giovanni Esposito, soprannominato il “castellone” proprio per le sue origini, che – secondo quanto ipotizzato dagli investigatori – farebbe parte di quel gruppo ristretto di fornitori in grado di accaparrarsi gli appalti pagando tangenti ai funzionari dell’Autorità Portuale. Poi a luglio, la Procura va ancora più a fondo nella vicenda e partendo da una presunta turbativa d’asta per la concessione demaniale rilasciata alla TTT Lines, puntano a ricostruire l’intero sistema di gestione dell’Autorità Portuale mettendo nel mirino anche le autorizzazioni rilasciate nello scalo di Castellammare di Stabia.

Gli chalet

Negli atti relativi all’inchiesta che riguarda Alessandro Gelormini, però spunta un riferimento all’assegnazione dei chioschi dell’Acqua della Madonna, anche se probabilmente scollegata dalle vicende che riguardano il commercialista napoletano. Per quanto riguarda questo fascicolo, che sarebbe quello “madre” dal quale sono scaturiti gli altri, gli 007 mantengono il più stretto riserbo. Anche perché questo filone tirerebbe in ballo anche personaggi ritenuti affiliati ai clan camorristici di Castellammare di Stabia.Riprendendo la storia recente che riguarda l’assegnazione degli chalet all’Acqua della Madonna, l’episodio più controverso riguarda l’aggiudicazione di un chiosco sei mesi dopo la scadenza del bando.La questione risale all’agosto 2018, quando l’Autorità Portuale decide di assegnare il terzo lotto i caratteristici chalet dell’Acqua della Madonna. Il termine per la presentazione delle domande è scaduto a marzo 2018 e per quella data sono arrivate appena due proposte. Per regolarizzare i chioschi e permettere la realizzazione di otto ristorantini sul mare, con permessi per 10 anni, s’è battuta l’allora amministrazione guidata dal sindaco Antonio Pannullo che in accordo con l’Autorità Portuale fa partire un bando prevedendo dei paletti per evitare infiltrazioni di personaggi legati alla camorra. Ma quella gara, considerando le due proposte si rivela un flop. Tuttavia, sei mesi dopo la scadenza, l’Autorità Portuale decide di assegnare un ulteriore lotto, sorprendendo anche lo stesso Comune. Dopo questa decisione, nel marzo 2019, l’Autorità Portuale pubblica un ulteriore bando per l’assegnazione dei 5 lotti rimasti. La gara va deserta, ma a margine di quel procedimento spunta un’altra proposta, arrivata da un altro investitore, fuori dai termini del primo bando indetto dall’Autorità Portuale, che si riserva la possibilità di aggiudicarlo. Una gestione quantomeno confusa di una gara pubblica finalizzata a concedere permessi su suolo demaniale, che sembra aver interessato la magistratura