Mario Memoli

La Dda indaga su palazzo Mayer. Ombre sulla gestione dei funerali

Mario Memoli,  

La Dda indaga su palazzo Mayer. Ombre sulla gestione dei funerali

SCAFATI – L’Antimafia torna a bussare alle porte degli uffici di Palazzo Mayer: sotto la lente della Dda di Salerno sono finite le politiche cimiteriali del Comune di Scafati. Gli inquirenti, a distanza di circa un mese dall’ultima volta, martedì mattina hanno ispezionato la sede distaccata dell’Ente ubicata presso l’ex Manifattura tabacchi per acquisire gli atti legati alla precedente amministrazione comunale (quella sciolta per infiltrazioni malavitosa) e alle onoranze funebri attive in città. Un’inchiesta avviata da qualche mese dagli agenti della polizia municipale, coordinati dal tenente colonnello Giovanni Forgione, i quali stavano seguendo il filone già attenzionato dalla Dda di Salerno negli anni passati e che ha portato anche allo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche fino all’insediamento di una commissione straordinaria che ha lasciato il passo alle ultime amministrative con la vittoria al ballottaggio del neo sindaco Cristoforo Salvati. Tuttavia, il filone della direzione distrettuale salernitana, arriva dopo l’operazione di qualche settimana fa dei colleghi di Napoli che hanno svelato i rapporti tra le cosche vesuviane e le imprese funebri operanti anche sul territorio di Scafati, tra cui i componenti della famiglia Cesarano tutti soci nel settore di diverse imprese funebri. Sulla città di Scafati gli inquirenti partenopei avevano messo sotto osservazione la posizione di Giulio Cesarano, titolare dell’omonima azienda con sede nel comune dell’Agro nocerino e non interessata da nessun provvedimento di blocco.

L’imprenditore attivo nel sociale e nello sport, noto per aver organizzato il funerale di Casamonica – riconosciuto clan laziale – nell’agosto del 2015 a Roma, si trova ancora agli arresti domiciliari dopo il blitz avvenuto verso la fine di ottobre scorso. L’accusa riguarda un concorso nel trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante di aver commesso il fatto per agevolare il clan D’Alessandro e di aver utilizzato la forza intimidatrice della cosca. Il diretto interessato la rigettato la tesi degli inquirenti che lo avrebbero accusato di essere socio in affari dell’ala di famiglia stabiese per una questione di quote societarie che l’imprenditore operante a Scafati aveva ceduto qualche anno prima, oltre a presunti legami con uomini di spicco del clan D’Alessandro avvenuti alla fine degli anni Novanta. Proprio sulla scorta dell’inchiesta partenopea è arrivata l’ispezione della Dda salernitana che, carte alla mano, vuole ricostruire gli ultimi mesi di attività amministrativa del Comune di Scafati prima della venuta in città della triade commissariale e capire se esistono collegamenti con l’operazione della Dda di Napoli. Sullo sfondo, da ricordare, c’è la vicenda dei presunti favori alle ditte funebri ritenute vicine proprio ai clan Cesarano di Castellammare di Stabia e Matrone di Scafati. Ai coinvolti nella conclusione delle indagini dello scorso anno veniva contestato il reato di abuso d’ufficio con l’aggravante del metodo mafioso.

Per l’Antimafia, infatti, due società di pompe funebri sarebbe stata consentita un’attività illecita con condotte omissive da parte di chi doveva controllare. Il tutto a scapito delle casse comunali perché le ditte effettuavano pubblicità illegale su pannelli allestiti abusivamente senza mai versare i tributi dovuti. E sempre lo scorso anno, alcune aziende nel campo dei servizi funerari avrebbero aggirato l’interdittiva Antimafia emessa dalla Prefettura di Salerno per continuare a lavorare.