Voto di scambio a Torre del Greco: a processo il poliziotto in esilio

Alberto Dortucci,  

Voto di scambio a Torre del Greco: a processo il poliziotto in esilio

Voto di scambio, terremoto a Torre del Greco: 14 arresti. Ci sono i politici
Palma Campania. Induce minore a mandargli foto erotiche dietro minaccia, ragazzo in carcere

Torre del Greco. Da sette mesi si trova in Abruzzo, costretto all’esilio dal divieto di dimora in Campania firmato dal gip Antonio Fiorentino del tribunale di Torre Annunziata a inizio aprile. Presto, tuttavia, il consigliere comunale Ciro Piccirillo – attualmente sospeso dalla carica e sostituito in aula da Maria Orlando – potrà rimettere piede in città. Precisamente il prossimo 6 dicembre, quando il politico-poliziotto dovrà comparire davanti ai magistrati del palazzo di giustizia di via Nazionale. Il procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli ha, infatti, chiesto e ottenuto il giudizio immediato per il quarantottenne di Leopardi inizialmente indagato per rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento personale nell’ambito dell’inchiesta-scandalo sul voto di scambio alle elezioni del 2018. Secondo il castello accusatorio messo in piedi dagli investigatori, infatti, il fondatore della lista civica La Svolta avrebbe «spifferato» a Giovanni Massella – l’ex testimone di giustizia a capo dei netturbini-precari assoldati dai colletti bianchi Simone Onofrio Magliacano e Stefano Abilitato per pilotare le preferenze dei cittadini in cambio di soldi – l’imminente arrivo dei controlli delle forze dell’ordine fuori a seggi di corso Garibaldi, la «centrale operativa» della cricca. Una «soffiata» per proteggere – la tesi dell’ex pubblico ministero dell’Antimafia di Napoli – il collega Stefano Abilitato e la sua «squadra».

Le telefonate-chiave

Il nome di Ciro Piccirillo venne fuori durante la seconda fase delle indagini, quando – grazie alle rivelazioni di Giovanni Massella e del figlio Ciro Massella, padre e nipote del boss ucciso Ciro Montella – spuntarono le telefonate «sospette» effettuate dal politico-poliziotto  all’ex testimone di giustizia proprio in concomitanza con le verifiche a tappeto organizzate dai colleghi per garantire la regolare partecipazione democratica. Successivamente al provvedimento firmato dal gip del tribunale di Torre Annunziata, il consigliere comunale sospeso dalla carica ha confermato i contatti avvenuti il 10 giugno 2018 con Giovanni Massella. Negando, tuttavia, qualsiasi accenno alle ispezioni fuori ai seggi. «Prima di essere un politico, sono un poliziotto – le parole del quarantottenne – non avrei mai infranto la legge. In trent’anni di professione e dieci di attività politica non sono mai stato sfiorato da un’indagine». Parole insufficienti, evidentemente, a convincere il titolare dell’inchiesta. Non a caso, a dispetto delle varie istanze presentate in sette mesi, a Ciro Piccirillo è stata mantenuta la misura cautelare dell’esilio. Salvo differenti scelte processuali – rito abbreviato o patteggiamento – ora il politico-poliziotto potrà provare a fare valere le proprie ragioni a partire del prossimo 6 dicembre. Quando Ciro Piccirillo proverà a scrollarsi di dosso l’infamante marchio di talpa al servizio della cricca del voto di scambio.

©riproduzione riservata