Tiziano Valle

Castellammare, ombre sugli appalti. «Posti di lavoro al clan»

Tiziano Valle,  

Castellammare, ombre sugli appalti. «Posti di lavoro al clan»

CASTELLAMMARE DI STABIA – Non solo soldi. Quando si apre un cantiere, che si tratti di un appalto pubblico o privato, la ditta che deve eseguire i lavori assume anche personale indicato dalla camorra. Accade a Castellammare e in tutta l’area stabiese, sull’altare di un accordo tacito tra imprenditori e camorristi, che sfugge alla logica di una denuncia alle forze dell’ordine per avallare la folle teoria del “meglio evitare guai”. Che poi anche assumere personale indicato dal clan è un guaio, perché spesso si tratta di affiliati che non si recano sul posto di lavoro e pretendono lo stesso lo stipendio oppure si presentano sul cantiere ma non fanno nulla e ricevono sul posto altri pregiudicati con i quali portano avanti i loro traffici illeciti.

Il verbale

A spiegare il sistema e soprattutto perché gli imprenditori si piegano a queste logiche criminali è il pentito Renato Cavaliere, ex killer del clan D’Alessandro poi diventato collaboratore di giustizia. In un verbale allegato all’inchiesta che ha portato all’arresto del “re” dei funerali Alfonso Cesarano – e in parte ancora coperto da omissis – Cavaliere parla del suo rapporto con l’imprenditore, ma poi divaga ponendo l’accento proprio sul sistema delle assunzioni. «Quando prendono lavori, le ditte, oltre a pagare le estorsioni, assumono anche alcuni operai su indicazione dei clan», dice il pentito davanti agli investigatori. Un aspetto che ovviamente incuriosisce i magistrati dell’Antimafia e spinge il collaboratore di giustizia a spiegare i motivi dell’accondiscendenza degli imprenditori che davanti a pretese estorsive sia di soldi che di posti di lavoro dovrebbero denunciare: «Le ditte hanno un loro interesse a che sul cantiere ci stia un personaggio conosciuto nella zona in modo da evitare le visite dei tossicodipendenti e di affiliati dei clan del territorio». Assumere un pregiudicato, affiliato a un clan di camorra, dunque significa avere una sorta di assicurazione: nessuno arriverà per chiedere soldi durante l’esecuzione dei lavori. Anche perché la presenza di un esponente della criminalità organizzata su quel cantiere, certifica che la ditta ha già pagato la “tassa” alla camorra. Un rituale che testimonia come i titolari delle aziende sono pronti a scendere a patti con i clan, forse per timore di ritorsioni. Ma anche come la camorra può condizionare la vita sociale di una città: perché magari a un operaio in gamba, viene preferito un pregiudicato indicato dai clan.

C’è anche un’altra motivazione che spinge i camorristi a chiedere posti di lavoro a imprenditori compiacenti. Spesso l’assunzione in una ditta rappresenta una delle condizioni per poter ottenere un’attenuazione della misura cautelare. Un pregiudicato che dovrebbe stare in carcere, fuori regione o ai domiciliari, può ottenere il permesso a uscire di casa per andare a lavorare se dimostra di avere un regolare contratto. Questo spinge i clan a chiedere favori alle imprese che spesso si piegano alle logiche della criminalità organizzata assumendo personale anche se non servirebbe. Una scelta dettata più dalla voglia di mostrare la disponibilità ai clan, sperando in un trattamento di favore, piuttosto che alla speranza di offrire una chance a chi ha avuto problemi con la giustizia e magari deve riabilitarsi.