Giovanna Salvati

Camorra, parla il pentito: «Io, narcos per mille euro al chilo»

Giovanna Salvati,  

Camorra, parla il pentito: «Io, narcos per mille euro al chilo»

TORRE ANNUNZIATA – «Per trasportare carichi di cocaina avevo un tariffario: per ogni chilo dovevo ricevere mille euro, su altri, invece,mi veniva data una percentuale in base alla quantità». Sono le parole di Alessandro Montella, uno dei narcos più famosi di Torre Annunziata perché lui non era un trasportatore come gli altri ma il braccio destro di Francesco Tamarisco. Per anni suo fedele collaboratore fino al 2010 quando ha deciso di diventare la gola profonda dello Stato, il custode di racconti che sta servendo agli inquirenti e magistrati con i segreti delle cosche più pericolose. E tra queste anche quella dei Tamarisco, i segreti del loro impero costruito sui soldi della droga. Venuto su tra panetti di cocaina arrivati dalla Spagna e dall’Olanda. Un traffico di cui quel pentito, Montella, se ne occupava anche personalmente. Un lavoro “sporco” e pericoloso: ogni giorno Montella rischiava l’arresto e per questo doveva essere pagato e anche profumatamente. Un tariffario che il narcos pentito rispettava per tutti.

Un dettaglio che spunta fuori da uno dei verbali scottanti delle ultime rivelazioni che ha fornito il pentito agli inquirenti e che potrebbe aprire nuove piste investigative. In particolare Montella ha raccontato i suoi affari durante i carichi di droga dall’estero «organizzavo camion per caricare droga dall’estero – si legge negli atti – avevo un’azienda tutta mia attraverso la quale riuscivo a garantire il trasporto della cocaina con mezzi miei». Ovviamente si trattava di aziende fittizie, società fasulle messe su per trasportare carichi di cocaina: «Con me c’erano diversi autotrasportatori e caricavamo quantitativi di cocaina e hashish, molti dei carichi partivano con merce lecita ma al ritorno in Italia invece portavamo ovviamente solo sostanza stupefacente e non sono mai stato arrestato in flagranza». Poi il racconto sul giro di somme di denaro che giravano intorno a quei grossi carichi di cocaina e marijuana «I clan mi consegnavano i soldi, io li portavo ad Amsterdam, un camionista li portava poi ad un terzo corriere che ci dava la droga e poi ci occupavamo della distribuzione». Montella aveva una lunga lista di clan che da lui si rifornivano la famiglia «Quaglia Quaglia, Gionta e Cavalieri – continua – ma anche per loro la somma era sempre la stessa: dovevano darmi mille euro a chilo, e i carichi non erano mai inferiori a cento chili di cocaina». Molti clan però preferivano anche pagare una percentuale sul quantitativo e non a tariffa piena.

Il narcos-pentito racconta anche delle collaborazioni con i clan esteri e disegna le tratte dello spaccio a livello internazionale: dalla Spagna fino a Torre Annunziata per alimentare il mercato dell’emporio bianco che per anni ha rappresentato uno degli affari più proficui per le cosche. Soldato di un sistema malato e corrotto che oggi ha deciso di raccontare tutto, collaborando con la giustizia. Passando dalla parte dello Stato. Una gola profonda che da anni sta vuotando il sacco e che nel 2010 ha svelato anche quello che sapeva su mamma Matilde.