A scuola si ricicla con la musica e i rifiuti diventano orchestra

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A scuola si ricicla con la musica e i rifiuti diventano orchestra

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(Rocco Traisci). Senza scomodare la retorica dell’ecologia applicata alla musica (e viceversa) o la favola (per certi versi drammatica) dell’Orchestra delle discariche di Cateura, in una piccola scuola media di Castellammare di Stabia parte un progetto che si propone come obiettivo il gioco, prima di tutto. “Suoniamo la città” offre una visione artigianale del concetto di musica, grazie allo sfruttamento di bidoni, barattoli, materiale di scarto, fusti di metallo e cavi elettrici. Tutto ciò che serve per creare nuovi strumenti musicali: “Nella musica come nella vita ogni risorsa – umana o tecnica – è utile a creare linguaggi e suoni diversi, ad approcciarsi all’altro e alle cose ritenute più infime, come la spazzatura”, spiega Maurizio Capone, percussionista, cantautore e fondatore della community Bungt Bangt, che terrà una serie di incontri dedicati alla sbalorditiva alchimia tra l’oggetto e il suo suono. Ieri mattina la presentazione dello stage che si terrà fino a dicembre in pomeridiana e poi ricomincerà a maggio nelle aule dell’Istituto Comprensivo Francesco Di Capua che, per la qualità e la particolarità della proposta artistica, ha portato a casa un importante riconoscimento nazionale, superando la dura selezione del bando pubblico “Per Chi Crea” (finanziato da MiBACT e di SIAE).“Un progetto per conoscere e individuare il proprio talento e la predilezione a uno strumento rispetto ad un altro”, continua Capone, che nel corso della conferenza stampa ha tenuto una piccola dimostrazione tecnica su come “riciclare” un suono, un ritmo, un ascolto: “Vogliamo sperimentare un metodo meno accademico per indirizzare soprattutto i più giovani, che con la musica ci vogliono semplicemente giocare”. Da sempre considerata una delle migliori espressioni della canzone internazionale, la lingua italiana e i suoi dialetti non utilizzano mai la parola “gioco” per definire l’atto del suonare: “Non a caso in inglese il verbo ‘suonare’ si traduce con il termine ‘to play music’, ‘giocare’ appunto. Io stesso, da bambino, ho avuto un approccio giocoso allo strumento, che mi ha premesso di capire come sono fatti materialmente gli oggetti che lo compongono. Al di là delle scelte che faranno da adulti, ritengo che il primo screening per un bambino sia la gioia e la libertà espressiva”. Altro taboo da superare, i generi musicali. “Dopo molti anni di esperienza nelle scuole e nelle realtà territoriali ho capito che la musica popolare, anche se considerata superata, è molto più vicina ai loro gusti di quanto possano immaginare”. Ma prima di diventare rockstar o direttori d’orchestra l’obiettivo è divertirsi: “L’utilizzo di rifiuti e scarti per suonare non è solo un messaggio ambientalista in senso generale, ma anche una metafora per superare i preconcetti nella vita di tutti i giorni. Nessuno è inutile sulla faccia della terra, tanto meno chi è indietro. E niente si butta via”.

A coordinare i lavori del progetto Suonare la Città, la preside Rosa Vitale e il gruppo di musicisti insegnanti, formato da Elisabetta Ferraro, Rosario Minetti, Antonio Del Prete e Lucio Miele: “E’ importante accogliere nuovi strumenti creativi per far breccia su ragazzi che arrivano da realtà urbane molto difficili; ciò serve a perfezionare il loro percorso scolastico e a fargli riscoprire il valore delle cose”.