I ventotto omicidi che hanno cambiato l’Italia

Marco Vitiello,  

I ventotto omicidi che hanno cambiato l’Italia

«Gli italiani hanno la memoria corta e rinfrescargliela è sempre una buona cosa». È quel che Bruno De Stefano – giornalista e saggista – scrive nell’introduzione del suo ultimo libro dal titolo “I grandi delitti che hanno cambiato la storia d’Italia” (Newton Compton Editori, 430 pagine, 9,90 euro), in libreria dal 24 ottobre. E De Stefano rinfresca la memoria degli italiani ricostruendo le storie di ventotto “delitti eccellenti” che hanno insanguinato il nostro Paese a partire dagli anni ’70. «L’idea di scrivere questo libro – spiega De Stefano – nasce da una amara constatazione: siamo l’unica nazione al mondo, ad eccezione di alcune aree del Centro e del Sud America, in cui sono stati ammazzati senatori, deputati, prefetti, magistrati, poliziotti, carabinieri, funzionari dello Stato, docenti universitari, sindaci, assessori, scrittori, giornalisti, avvocati. Nella quasi totalità dei casi si tratta di persone perbene la cui esistenza si è conclusa sul marmo dell’obitorio perché, nonostante le minacce e le pressioni, hanno tenuto la schiena dritta».

Il volume consente al lettore di fare un tuffo nella storia e attraversare le vicende del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, dei magistrati Pietro Scaglione, Francesco Coco, Gaetano Costa e Rocco Chinnici, dei poliziotti Boris Giuliano e Ninni Cassarà e dei carabinieri Emanuele Basile e Mario D’Aleo. Il libro affronta, inoltre, gli omicidi di Piersanti Mattarella, Pio La Torre, Michele Reina, e gli assassinii dei giornalisti Carlo Casalegno, Walter Tobagi e Pippo Fava. Le pagine del libro suscitano molte domande legittime alle quali si aggiunge qualche interrogativo antipatico ma inevitabile, come si legge nell’introduzione. Scrive ancora De Stefano: «Siamo proprio sicuri che dietro la maggior parte di questi delitti ci siano solo le mafie o il terrorismo? Oppure mafie e terrorismo hanno talvolta fatto solo da braccio armato per conto di altri poteri?». Nel libro ampio spazio viene dedicato ad alcuni omicidi avvenuti in Campania: da quello del vicedirettore del carcere di Poggioreale Giuseppe Salvia, fatto ammazzare da Raffaele Cutolo, a quello di Raffaele Delcogliano, assessore regionale trucidato dalle Brigate Rosse. De Stefano ricostruisce pure i casi di Marcello Torre (sindaco di Pagani), ucciso dalla camorra, e del capo della Squadra mobile di Napoli Antonio Ammaturo, giustiziato dalle Brigate Rosse (forse per fare un favore alla Nco di Cutolo) insieme all’autista Pasquale Paola. Nel libro ci sono pure le vicende di due personaggi che non sono né eroi né servitori dello Stato, ma i cui delitti possono essere definiti “eccellenti”. «Ho voluto ricostruire anche le storie di due omicidi avvolti ancora nel mistero e riconducibili alla Nco di Raffaele Cutolo. Mi riferisco a Vincenzo Casillo, detto “‘o nirone”, il vice del boss di Ottaviano che saltò in aria a Roma, e a don Peppino Romano, un parroco di Somma Vesuviana i cui assassini non hanno mai avuto un nome né un volto. Chissà quanti segreti si sono entrambi portati nella tomba».