Elena Pontoriero

Agente vittima di un colossale errore: “Ho scoperto di essere morto da 4 mesi”

Elena Pontoriero,  

Agente vittima di un colossale errore: “Ho scoperto di essere morto da 4 mesi”

SCAFATI – «Ho scoperto di essere morto il primo luglio del 2019. Un clamoroso errore che ha annullato la mia identità. Cancellato dall’Agenzia delle Entrate e dall’Asl. Fuori dallo Stato di famiglia». Gaetano per la burocrazia è morto, eppure parla. E’ vivo e vegeto. Oddio, qualche acciacco ce l’ha, perché la sua dipartita l’ha scoperta giovedì scorso proprio in uno studio medico, dove non gli hanno potuto prescrivere i farmaci. «Il paziente è morto», ha detto il dottore. All’inizio sembra una barzelletta, poi è diventato un incubo. Gaetano è un agente di polizia residente a Scafati e in servizio presso il commissariato di Pompei, dove si è trasferito da qualche mese dopo aver condotto importanti indagini a Castellammare di Stabia. Un paradosso all’italiana, il suo, che nella smorfia napoletana si tradurrebbe nel più classico dei detti: “48, il morto che parla”. «Confesso», dice l’agente, «ho giocato anche i numeri, ma non mi è andata bene». Resta però il problema da risolvere, sul quale, per ora, nessuno si è ancora espresso al municipio di Scafati, una questione serissima affidata all’avvocato Antonio de Martino. «Tutto è accaduto tre giorni fa, e la cosa è saltata fuori per puro caso», racconta Gaetano a Metropolis. «Mia moglie si è recata dal medico curante per prescrivere alcuni medicinali che assumo regolarmente. Alla richiesta dei farmaci la le hanno risposto: signora, ma lei risulta vedova dal primo luglio 2019». Già, documenti alla mano, l’agente è morto. Deceduto. Trapassato. Non è più. «Una situazione spiacevole quanto assurda, che mi sta creando una montagna di problemi».

Come sia potuto accedere non è ancora stato compreso, che si tratti di un errore abnorme, ovviamente, è chiaro. Gaetano, però, è un fantasma, e non risulta nemmeno nello stato di famiglia. Pian piano sarà cancellato da tutti i documenti. Non potrà guidare, non potrà lavorare, non potrà viaggiare. Lui prova anche a ironizzare e allarga le braccia: «Sono tutte cose che rifarò quando mi faranno rinascere». L’agente, ovviamente, si è già presentato negli uffici del Comune di Scafati per capire chi l’aveva dichiarato morto. Ha richiedendo uno Stato di famiglia ed è stato allora che ha avuto la certezza del decesso. «Ho chiesto di parlare con il funzionario per avere informazioni ma non mi hanno fornito alcuna risposta. Quindi ho cominciato a indagare per capire quali enti avevano già depennato il mio nome. L’Inps aggiorna i dati ogni 12 mesi, quindi sono riuscito a percepire ancora lo stipendio. Per Asl non ci sono, invece, e nemmeno per l’agenzia delle entrate». Anche se in questo caso saranno in molti ad invidiarlo. Ora bisognerà capire chi ha deciso di far morire l’agente di polizia di Scafati. Ed è quello che proverà a fare l’avvocato Antonio de Martino, già al lavoro da alcuni giorni per riavvolgere il nastro degli eventi fino al primo luglio scorso, quando l’Anagrafe di Scafati ha dichiarato la morte dell’uomo. L’impressione è che sarà una battaglia lunga, ed è questo il problema. «Non posso avere un medico curante, non posso presentarmi all’ospedale, se ci penso sono tantissime le cose che non potrò fare finché non si risolverà questa questione. Rimarrò in un limbo senza poter muovere un dito». E’ per questo che l’errore imperdonabile rischia di compromette la vita di Gaetano, quella familiare e quella professionale. Da agente di polizia, ignaro della sua stessa morte, ha comunque portato avanti le indagini affidategli anche dopo il primo luglio, addirittura da morto è comparto in un aula di tribunale per testimoniare in alcuni processi in veste di inquirente. Non gli resta che attendere, e intanto continuerà a giocarsi il suo terno a lotto. Poi ci riflette e prova a sorridere con una battuta amara: «Che poi se vinco neanche la potrò riscuotere la vincita».