«In quest’era populista le idee, i valori e l’etica diventano un ostacolo»

Redazione,  

Epurato dalla giunta di Luigi de Magistris dopo aver svolto un lavoro importante come assessore alla cultura. Nino Daniele, personalità di spicco della sinistra napoletana, ex sindaco di Ercolano, sta ricevendo in queste ore attestati di stima bipartisan per l’opera svolta in questi anni.

Nino Daniele, alcune associazioni parlano di “tafazzismo” in riferimento alla decisione di eliminarla dalla giunta. Un danno fatto a se stessi.

«La definizione mi fa sorridere, ma devo ammettere che ne sono lusingato. Sono commosso nel senso che se coralmente il mondo della cultura, dell’associazionismo, di chi si occupa di arte e di solidarietà esprime parole di apprezzamento verso quello che hai fatto mi fa piacere è per me motivo di orgoglio».

In queste ore circolano, tra i tanti post di sostegno, anche foto che sembrano politicamente di un’altra era geologica. Pensi alla foto che la ritrae abbracciato a Luisa Bossa, ex sindaco di Ercolano.

«Beh, se lei pensa che io ho iniziato con Maurizio Valenzi a Napoli, davvero parliamo di preistoria politica»

Questo non le dà il senso di come si cambiata la politica?

«La politica di questi anni è difficile anche definirla politica. E’ tutta fondata su immediatezza, comunicazione, ricerca del consenso. Prevale il respiro corto e la logica del personalismo. La politica e i grandi partiti erano organizzazioni di grandi aggregazioni sociali, organizzavano la partecipazione di forti interessi sociali. Avevano anche un nome che esprimeva un’idea. C’erano i partiti comunista, socialista, liberale. Grandi idee della politica che ora non ci sono più Sono sparite anche le sigle. Se pensiamo che oggi partiti e appartenenza si definiscono con i colori, credo sia una cosa singolare».

Sembra quasi che le idee e i valori, oltre che le competenze, abbiano perso importanza.

«La promozione di certi valori attraverso le politiche culturali,  decidere come ordine generale il tema dei beni comuni. Comprendere che l’interesse generale viene prima dell’interesse dei singoli sembrano cose del passato. Ma la politica è fatta dal valore della persona o dal ruolo delle grandi personalità. Quando tutto è personalismo è privo di senso. Diventano solo avventure personali».

Come si esce, secondo lei da questo corto circuito?

«Come si esce non lo so, credo che lo specchio dei nuovi media e le nuove forme della comunicazione esprimono la crisi di tutte le autorità. Oggi si parla di disintermediazione. Ma la politica, senza voler sembrare vecchi, è sempre mediazione».

Lei in questi anni i giovani li ha incontrati: sono davvero tutti selfie e storie di instagram? O c’è sostanza?

«E’ palese che vi sia stato un vuoto morale.  Ma penso anche che le cose siano molto cambiate. Già già con le “primavere” di qualche anno fa, con movimenti collettivi dopo la crisi vi sono stati segnali importanti. In questi mesi poi ho visto generazioni in campo contro i cambiamenti climatici che non vuole dire solo questo ma vuol significare mettere in discussione radicalmente il mondo così come è. Sa come diceva quel leader delle tribù amazzoniche?

No, cosa diceva?

«Che se uno si occupa dell’ambiente senza vedere il tema del profitto e dello sfruttamento si sta occupando di giardinaggio. Questi giovani sono una novità culturale di enorme importanza».

Da sindaco della città, in un periodo molto buio, lei ha dato vita al modello Ercolano. Credo che ne sia orgoglioso.

«Sono felice di essere ricordato per questo e cose più importanti. Ieri mattina c’è stato il ricordo di una vittima innocente, Salvatore Barbaro. Inviterei a riflettere sul fatto che si tratta di un episodio accaduto nel 2009, ultimo anno del mio impegno di sindaco quando già la battaglia contro la camorra aveva prodotto risultati importanti. Da quel momento, e per dieci anni, non vi sono state vittime omicidio. Negli anni in cui ero sindaco vi sono state decine di morti ammazzati. Per anni sono andato in giro ovunque, da Milano a Foggia a spiegare cosa fosse quel modello».

Se le avessero detto cosa fosse accaduto al Pd nel 2009, lei ci avrebbe creduto?

«Purtroppo sintomi di un processo involutivo già si delineavano, ma la speranza era che si potesse intervenire. Purtroppo non è andata così. Il Pd, e la sinistra in generale, ha attraversato un problema generale. Anni di sconfitte e di incomprensioni e cambiamenti, una forte subalternità al liberismo ne hanno determinato la crisi».

E ora?

«Ora c’è qualche segnale positivo, almeno in Europa».