Deproducers, musica e avanguardia per conoscere il cancro

Deproducers, musica e avanguardia per conoscere il cancro

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Quanto conosciamo il nostro organismo e le malattie che lo infestano? Quali sono gli strumenti per guardare in faccia i nostri nemici, accettarli e combatterli? Quanto siamo informati sui valori della ricerca, sui progressi della scienza e sul nostro approccio alla notizia di una malattia? Ma soprattutto, esiste un approccio?Il momento più alto dello spettacolo – al di là della splendida performance della band (di cui parleremo dopo) – è stato quando Telmo Pievani, verso il finale, ha chiesto agli spettatori di mettersi a nudo e sperimentare su se stessi la consapevolezza di essere ammalati: “Chi di voi ha (o ha avuto) a che fare con il cancro è pregato di alzarsi… Io sono già in piedi, sono il primo, coraggio”, ha detto, facendosi avanti tra lo stupore generale.La luce orientata verso la sala ha illuminato la cappa di gelo delle prime file: “Anch’io sono stato malato di cancro e ora sto cercando di salvare mio fratello, coraggio, non sono solo uno studioso, so che cosa si prova”. Dopo pochi secondi decine di spettatori in sala si sono sollevati dalle poltrone, togliendosi le maschere. A quel punto non si è capito bene se fossero più attoniti quelli in piedi o quelli seduti.  Un gioco di linguaggi del corpo che Pievani – filosofo evoluzionista, ricercatore e docente universitario – conosce bene e che ha già avuto modo di sperimentare nei vari teatri italiani che ospitano da qualche anno l’evento. La risposta ai quesiti dunque, è la seguente: con il cancro non si convive serenamente, si lotta. Ad armi pari.Per lottare però bisogna smascherare i segnali oscuri che ci spaventano, senza necessariamente manifestare anche i nostri drammi personali – sintetizzando le conclusioni di Pievani   – bisogna sapere di che materia è fatto il cancro e renderlo finalmente vulnerabile, come noi”. Subito dopo si sono alzati anche tutti gli altri, rinfrancati da un’attitudine nuova che non ammette pietismo o retorica spicciola e che serve a fronteggiare una paura di cui nessuno può dirsi immune.Tra quelli che si sono alzati per primi, abbandonando la postazione, sono stati proprio i cinque “maestri” in scena, componenti del collettivo Deproducers e autori del nuovo album Dna, una sonda che rievoca l’universo infinitamente piccolo delle cellule che alimentano la nostra vita biologica e quello infinitamente grande delle galassie che ci osservano. Per settanta minuti abbiamo assistito a un live di straordinario post-rock intriso di psichedelia e suggestioni progressive, a sostegno del programma “la musica fa suonare la scienza” promosso dall’Airc (Associazione italiana ricerca contro il cancro), in scena lo scorso 22 novembre all’auditorium di Futuro Remoto-Città della Scienza. La narrazione delle proiezioni sincronizzate hanno introdotto gli interventi di Pievani, che – grazie a un brillante storytelling scientifico-divulgativo – ripercorre le tappe delle vita di ogni essere umano, dalla formazione delle prime cellule alla comparsa dell’homo sapiens, fino alle nuove conquiste della genetica. Un viaggio alla scoperta della ricerca sia come strumento contro il cancro, sia come metafora del processo di miglioramento di se stessi attraverso la conoscenza. “DNA è come un cavallo di Troia – ha commentato Pievani – che attraverso la musica, la poesia e le immagini trasmette al pubblico contenuti importantissimi e aggiornati, in particolare le frontiere della ricerca sul cancro. Il messaggio finale – ha aggiunto Telmo – sarà quello della ‘serendipità’ della scienza, ossia dell’importanza della ricerca di base: partire con una grande domanda guidata dalla curiosità senza sapere dove si arriverà. Questa è la ricerca che dobbiamo sostenere.”Il collettivo Deproducers è nato nel 2012 ed è formato da grandi musicisti del panorama italiano come Vittorio Cosma (tastiere, Premiata Forneria Marconi), Gianni Maroccolo (al basso, ex Litfiba, Cccp, Csi), Max Casacci dei Subsonica (chitarre elettriche e programmazione delle basi), il cantautore – vocalist degli interventi di lettura – Riccardo Sinigallia e il batterista Simone Filippi, accompagnati dal videomaker Marino Capitanio.