Ciro Formisano

Camorra, ricostruire le chat del boss al 41 bis

Ciro Formisano,  

Camorra, ricostruire le chat del boss al 41 bis

Si cercano prove, indizi, numeri di telefono. Si scava tra le chat segrete, i dati, la cronologia. E allo stesso tempo è caccia aperta alle talpe: gli infedeli servitori dello Stato che avrebbero permesso a un boss detenuto al 41bis di essere in possesso di tre cellulari di ultima generazione. L’Antimafia indaga sul clamoroso ritrovamento eseguito dalla polizia penitenziaria nella cella di Giuseppe Gallo, alias Peppe ‘o pazzo, il super boss di Boscotrecase che è stato a capo di un impero milionario. Venerdì mattina gli agenti del Gom (gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria) hanno reso noto di aver scoperto un Iphone e due telefoni Android nella cella del padrino sepolto al carcere duro nel penitenziario di Parma. Un ritrovamento clamoroso e unico nel suo genere. Mai nessuno, nella storia del 41 bis, era riuscito ad eludere le maglie strette del carcere duro. Arrivando a far entrare nel braccio di massima sicurezza dei telefonini o altri strumenti per comunicare con l’esterno. Nessuno, tranne Gallo, il boss alleato dei narcos sudamericani che nel tempo avrebbe accumulato un patrimonio stimato in centinaia di milioni di euro. Gli atti del sequestro dei telefonini sono stati inviati alla Procura Nazionale Antimafia. I cellulari, in queste ore, sono stati vivisezionati dagli inquirenti. Si cerca di ricostruire la rete dei contatti del boss. I numeri di telefono, le persone con le quali il padrino al 41 bis avrebbe comunicato utilizzando quegli smartphone.

E non è da escludere che Gallo possa aver usato i telefonini per parlare con alcuni sodali, amici, alleati. I suoi referenti sul territorio vesuviano: che ancora oggi resta la base operativa del clan Gallo-Limelli-Vangone. Gli 007 vogliono capire che uso abbia fatto il padrino di quegli strumenti. E se li ha utilizzati per dirigere, anche dietro le sbarre, la sua organizzazione criminale. Magari ordinando la commissione di delitti. Ma i dubbi da sciogliere attorno a questa intricata matassa sono ancora tanti. A cominciare da come abbia fatto Gallo a introdurre nel carcere quei dispositivi. Il sospetto, concreto, è che nel calderone delle indagini possano finire anche le “talpe” al servizio della camorra. Gli agenti che avrebbero aiutato Gallo e forse altri detenuti a entrare in possesso dei telefonini. E ancora: come è possibile che in una cella monitorata 24 ore al giorno nessuno si sia accorto che il boss parlava al cellulare? Giuseppe Gallo, tra l’altro, non sarebbe nuovo a ipotesi di corruzione. Secondo quanto emerso dall’indagine Pandora-Matrix, la mega-inchiesta sugli affari della cosca con interessi anche a Torre Annunziata, a libro paga del boss c’erano anche diversi insospettabili professionisti e servitori dello Stato. Una marea di domande, dubbi, supposizioni.

Elementi attorno ai quali ruota un’inchiesta che potrebbe travolgere anche gli attuali referenti della cosca sul territorio, oppure gli alleati del padrino nel settore del traffico internazionale di sostanze stupefacenti. La rete che Peppe ‘o pazzo avrebbe imbastito nel silenzio della sua piccolissima cella di pochi metri quadrati. Un tugurio impenetrabile, almeno sulla carta, che da qualche ora è diventato il centro del mondo.