Ciro Formisano

Sei omicidi senza colpevoli. Il pentito può inchiodare i killer

Ciro Formisano,  

Sei omicidi senza colpevoli. Il pentito può inchiodare i killer

CASTELLAMMARE DI STABIA –  In fondo alla storia della camorra stabiese ci sono dieci pagine vuote. Dieci anni di omicidi rimasti senza colpevoli. Dieci anni di agguati, delitti, condanne a morte. Dieci anni di veli bianchi insanguinati. Una mattanza senza confini che l’Antimafia sta provando a ricostruire, tassello dopo tassello, scavando negli archivi e analizzando prove vecchie a caccia di indizi nuovi. Per riempire quei fogli bianchi potrebbero essere fondamentali i racconti di chi quella guerra l’ha combattuta sul campo. Sparando e ammazzando in nome dei D’Alessandro, la cosca più ricca e potente dell’aria stabiese. Il grimaldello che potrebbe aprire agli inquirenti le porte della verità ha un nome e un cognome: Renato Cavaliere, pentito eccellente della camorra di Castellammare di Stabia ed ex esponente di spicco del commando di fuoco della cosca di Scanzano. Cavaliere si è auto-accusato di diversi delitti, ha confessato di aver partecipato anche a omicidi per i quali non risultava nemmeno indagato.

Nei giorni scorsi, davanti ai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha svelato alcuni retroscena inediti dell’omicidio di Pietro Scelzo, uomo ritenuto vicino ai D’Alessandro ucciso in un agguato nel 2006. Cavaliere, confermando di aver partecipato alle fasi deliberative del delitto, ha tirato in ballo due persone, tra cui anche un cognato di Luigi D’Alessandro, Vincenzo Ingenito. Proprio il parente del boss (indagato a piede libero) avrebbe, secondo Cavaliere, ordinato quel delitto. Una rivelazione choc. Di fatto si è scoperto, nel corso del processo, che è in corso una nuova inchiesta su quell’omicidio. E potrebbe non essere l’unica indagine aperta sui tanti “cold case” irrisolti legati alla guerra di camorra di Castellammare. Una lunga scia di sangue che parte dal 2008 e arriva fino al 2017. L’anno in cui viene ucciso, ad Agerola, Antonio Fontana, ex affiliato degli Omobono-Scarpa (cosca nemica dei D’Alessandro) ed ex collaboratore di giustizia. Il pentito Salvatore Belviso, che assieme a Cavaliere rappresenta una delle più importanti “gole profonde” della camorra stabiese, in un vecchio verbale – prima dell’omicidio – aveva annunciato che il nome di Fontana era da tempo sulla lista nera della cosca di Scanzano.

L’ex pentito, tra l’altro, avrebbe dovuto testimoniare nel corso del processo “Sigfrido”, la mega indagine sugli affari degli eredi del padrino defunto Michele D’Alessandro. Raffaele Carolei, invece, è stato anche condannato per aver ucciso in nome degli Omobono-Scarpa. Ma da 7 anni di lui non c’è più traccia. E’ irreperibile. Ma forse, secondo gli inquirenti, potrebbe essere stato vittima di “lupara bianca”. Lo avrebbero ucciso e fatto sparire nel nulla. E su sempre l’ombra dei D’Alessandro. Cavaliere, però, ha parlato di altri delitti irrisolti. Come il duplice omicidio di Carmine D’Antuono, alias ‘o lione, boss della vecchia guardia gragnanese, e di Federico Donnarumma di Pimonte che era in sua compagnia il 28 ottobre 2008 mentre si trovavano in via Castellammare a Gragnano. Rivelazioni importanti al punto che il gip ha chiesto la riapertura dell’inchiesta, dopo che la Dda aveva chiesto l’archiviazione nei confronti del boss Vincenzo D’Alessandro, ex reggente della cosca. Cavaliere, però, potrebbe essere custode anche di altri misteri. Potrebbe aiutare gli inquirenti a scoprire chi ha ucciso, ad esempio, Nunzio Mascolo, massacrato nel 2008, e Gennaro Chierchia, alias Rino ‘o pecorone, ucciso a Gragnano nel 2010 in una pasticceria in cui aveva cercato riparo dai killer. E ancora quei verbali potrebbero essere utili a incastrare il mandante dell’omicidio di Gino Tommasino, l’ex consigliere comunale del Pd che lo stesso Cavaliere ha confessato di aver ammazzato assieme a Catello Romano. O ancora dire chi voleva la morte di Salvatore Polito, ucciso nel 2012 a Moscarella. Dieci anni di misteri. Dieci pagine vuote che potrebbero essere riempite grazie ai racconti dell’ex killer di Scanzano.