Camorra: risolto cold case del 1991

Redazione,  

Camorra: risolto cold case del 1991

Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata notificata dalla Polizia di Stato a due storici affiliati del clan camorristico Belforte per un cold case, ovvero l’omicidio datato 1991 di Raffaele Paolella, ucciso in un circolo ricreativo di Marcianise  mentre guardava la semifinale di Coppa delle Coppe tra Manchester United e Barcellona. I provvedimenti sono stati notificati al 50enne Antonio Letizia, detto “Fifì”, e al 68enne Vittorio Musone, detto Mino, entrambi già detenuti a Parma e Sassari. Dalle indagini realizzate dalla Squadra Mobile di Caserta e coordinata dalla Dda di Napoli, è emerso che i due indagati, la sera del 10 aprile 1991, avrebbero accompagnato l’allora boss Salvatore Belforte nel circolo dove era Paolella; fu proprio Belforte a sparare con fucile calibro 12 caricato a pallettoni. Paolella fu colpito prima al corpo e poi alla testa, e morì sul colpo. Belforte non è stato raggiunto però dalla misura cautelare in quanto ha collaborato nelle indagini, indicando i complici Musone e Letizia e il movente del delitto, che è maturato nell’ambito della sanguinosa faida che ha contrapposto per anni proprio il clan Belforte e il clan Piccolo, cosca quest’ultima di cui avrebbe fatto parte la vittima. Musone – ha raccontato Belforte – avrebbe guidato l’auto usato per raggiungere il circolo, mentre Letizia, armato di pistola, sarebbe entrato nel circolo con il boss per proteggere quest’ultimo. Alcuni giorni dopo il fatto fu rinvenuta la carcassa data alle fiamme della macchina utilizzata per l’agguato, risultata rubata, con all’interno i resti bruciati del fucile impiegato per sparare, un Benelli a canne mozze. Fin da subito le indagini si indirizzarono verso il clan Belforte, a dispetto dei tentativi di depistaggio, come una telefonata effettuata alla redazione di un noto giornale da un anonimo con marcato accento sardo, che attribuiva ai “Nuovi Nuclei Armati Casertani” l’esecuzione dell’omicidio, quale atto di punizione “per chi aiuti l’infame quacquerone” (nomignolo con ci venivano indicati i Piccolo di Marcianise). Anche altri collaboratori hanno parlato del delitto, che fu pianificato da Belforte nel 1987 dopo l’omicido di un suo affiliato; il boss fu però arrestato e quando uscì nel 1990 decise di agire. Salvatore Belforte, dopo un inizio di collaborazione, è stato poi estromesso dal programma di protezione.