Andrea Ripa

Mazzette per il lavoro, il sindaco ai magistrati: «Avete preso un granchio»

Andrea Ripa,  

Mazzette per il lavoro, il sindaco ai magistrati: «Avete preso un granchio»

Raffaele Abete è provato. La barba incolta e lo sguardo basso non appena varca la stanza dove ad attenderlo ci sono i pm della procura di Nola, pronti ad ascoltare la sua versione dei fatti sullo scandalo che ha travolto Sant’Anastasia, sono segnali inequivocabili di quanto questa vicenda – a 72 ore dall’arresto – lo abbia già segnato. Parla con i magistrati, prova a spiegare come sono andate le cose, supportato dall’avvocato Isidoro Spiezia del foro di Nola. Il primo cittadino di quel piccolo comune del Vesuviano, finito sotto i riflettori dei media nazionali per l’ennesimo scandalo tangenti legato alla pubblica amministrazione, fa chiarezza. Al gip del tribunale di Nola, Floriana Vitale, che ha firmato la maxi ordinanza costata l’arresto per lui e per altre tre persone, spiega di «non aver nulla a che vedere con tutta questa vicenda». «Non ne so nulla di concorsi e dei soldi», spiega durante il colloquio. Il faccia a faccia con gli investigatori è durato un’ora. L’interrogatorio di garanzia fila liscio, Abete ha ribadito la propria «estraneità» ai fatti contestati dall’autorità giudiziaria. «Sono pulito», ripete il primo cittadino che ha lasciato la fascia ed è rimasto in maniche di camicia. «Sono pulito».

Due parole che ha gridato forte nell’ultima campagna elettorale, quella che lo ha visto trionfare al primo turno contro chi, in passato, aveva macchiato il nome della città per via delle stesse accuse che oggi gli vengono contestate, e che ribadisce mentre è recluso in una cella del carcere di Poggioreale. Fuori dal penitenziario, nella sua città, le forze di minoranza invocano con forza le dimissioni di tutto il consiglio comunale per riportare la città alle urne dopo l’ennesima onta per tangenti che rischia di “rovinare” il buon nome di una tranquilla comunità sotto al Vesuvio. Il sindaco di Sant’Anastasia non è l’unico a presentarsi davanti ai pm, l’interrogatorio di garanzia vede protagonisti anche il segretario generale del piccolo comune vesuviano, Egizio Lombardi, il consigliere di maggioranza, Pasquale Iorio, e l’imprenditore, Alessandro Montuori titolare dell’agenzia selezioni e concorsi con sede a Salerno. Il funzionario di palazzo Siani, arrivato due anni fa nella città anastasiana dopo una precedente esperienza a San Giuseppe Vesuviano, si chiude nel silenzio. Ai magistrati ha spiegato di volersi «avvalere della facoltà di non rispondere». Così è rimasto in silenzio, mentre il suo avvocato, Antonio De Simone, ha già presentato istanza per ottenere la scarcerazione davanti al tribunale del Riesame. La sua figura, secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti, è una di quelle più importanti e “compromettenti” all’interno di tutta la vicenda-scandalo portata alla luce venerdì scorso. Egizio Lombardi era il presidente della commissione che giudicava i concorsi a Sant’Anastasia finiti sotto la lente di ingrandimento degli investigatori. Incarico ricoperto anche in altri Comuni della provincia di Napoli, spesso dove a gestire le procedure di assunzione era l’azienda selezioni e concorsi. Una casualità, forse. «Sicuramente non ci sono state anomalie», ha spiegato ai giudici Alessandro Montuori, l’imprenditore finito in manette e accusato di far parte della cricca dei concorsi di Sant’Anastasia. I pm gli hanno chiesto se era possibile “alterare” i risultati delle prove, come emerso dall’inchiesta nolana. «Assolutamente no», ha spiegato.

Resta in silenzio, come il segretario Egizio Lombardi, il consigliere comunale della maggioranza Abete, Pasquale Iorio. L’ex staffista, mister 500 voti, che per la scorsa estate per la prima volta aveva “conquistato” una poltrona a palazzo Siani s’è avvalso della facoltà di non rispondere agli inquirenti. Tuttavia ha consegnato, su indicazione dei suoi legali, una dichiarazione spontanea nella quale ha spiegato di essere estraneo a ogni tipo di contestazione che gli è stata fatta. Per gli indagati il castello accusatorio dei pm nolani si tiene su sulla sabbia, mentre nei prossimi giorni – probabilmente già alla fine di questa settimana – il tribunale del Riesame potrebbe pronunciarsi sulle istanze di scarcerazione presentate dagli avvocati. Restano delicate anche le posizioni degli altri due indagati, la dottoressa Georgia Biscardi, vincitrice di concorso, e di suo marito Paolo Manna. Per i due la procura ha emesso provvedimento di divieto di dimora nella regione Campania.